Uccido, dunque sono

Di Persico Roberto
26 Settembre 2002
“Anche un ateo può avere il senso dello scarto teologico e non prendersi per cio che non è”

«Uno spettro si aggira per il pianeta, lo spettro del nichilismo». Evocato da un miope e perbenista filologo tedesco, prefigurato in tutti suoi misfatti nelle pagine profetiche dei Demoni, il fantasma del nulla ha seminato di cadaveri l’intero Novecento, per scagliare la sua apoteosi contro le Torri di Manhattan. «Usa antiche religioni, abusa di vecchie ideologie, ma non le rispetta. Le prime vittime delle sue guerre di religione sono i correligionari». Non è questione di islam e di Occidente: «Il fanatismo nichilista ha parassitato tutte le grandi religioni, e non solo». Fin dai tempi dei Greci Apollo lotta contro Dioniso: l’ordine, la civiltà, la norma condivisa cercano di imbrigliare l’impulso cieco che afferma sé distruggendo l’altro. La nostra epoca vanta un triste primato: il novanta per cento dei morti delle guerre dopo il 1945 sono civili. «Fare a pezzi i bambini, e rivendicare questo fiero atto come tale», ecco il vanto del guerriero nichilista. “Uccido, dunque sono”: ecco tutta la sua legge. Il codice d’onore faticosamente elaborato nei secoli per umanizzare la guerra, con tutte le sue distinzioni (amico/nemico, cittadino/straniero, armato/inerme) è saltato: il nemico è ovunque, la vittima è chiunque. Ma la belva assetata di sangue non sbuca, come ci piacerebbe credere, dal passato tribale, dalle grotte d’Oriente. È figlia, anche, della pretesa dei Lumi. Del legislatore di Rousseau che sogna di fare una civiltà nuova e di Pietro il Grande, idolatrato dai philosophes, che realizza il sogno: «È un creatore, ha fatto sorgere una città dalle acque, le ha dato il suo nome. Quel che fece soffrire al suo prossimo è dimenticato. Il Titano crea dal nulla. Prima, niente. Dopo, il Bene». Ecco il punto decisivo, che la grande letteratura tragica, da Omero a Solzenicyn, ha scandagliato: «la differenza (chiamiamola teologica) tra l’uomo e Dio. La questione non è credere in Dio, ma sentirsi diversi da Lui. Anche un ateo può avere il senso dello scarto teologico e non prendersi per ciò che non è». Il senso del limite: unica radice di una possibile pace.

André Glucksmann, Dostoevskij a Manhattan, 255 pp., Liberal, euro 16,50

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