Ue e Onu parlano. Blair e Bush entrano in azione

Di Tempi
27 Luglio 2006

Il 28 di luglio il premier britannico Tony Blair incontrerà a Washington il presidente americano George W. Bush per discutere un piano che garantisca il cessate-il-fuoco tra Israele e Libano e la riapertura di un percorso di confronto, dialogo e pace in Medio Oriente. Ancora una volta, quindi, i “guerrafondai” anglo-americani sono gli unici ad avere l’autorità morale e politica per poter ottenere dai contendenti che le armi tacciano e chi si torni al tavolo negoziale. L’incontro bilaterale è stato anticipato dalla missione nell’area del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, al fine di gettare le basi per un ritorno alla diplomazia dopo l’ottenimento delle condizioni necessarie allo stop delle operazioni belliche: ovvero la liberazione dei soldati israeliani detenuti da Hezbollah e il disarmo delle milizie islamiche nel sud del Libano. Gli Stati Uniti si oppongono infatti all’idea, sostenuta dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, di un cessate il fuoco immediato, affermando che la tregua deve essere duratura e preludere a una pace permanente basata sul disarmo di chi, con le sue azioni, mina la pace nell’area. Ancora una volta il pragmatismo anglo-americano salverà più vite delle chiacchiere pacifiste di Unione Europea e Nazioni Unite.

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