Ultimo appello agli struzzi

Di Tempi
27 Febbraio 2003
Nella sua intervista al Corriere della Sera del 24 febbraio, il direttore di Al Jazira ha spiegato candidamente ciò che in Occidente ci rifiutiamo anche solo di immaginare

Nella sua intervista al Corriere della Sera del 24 febbraio, il direttore di Al Jazira ha spiegato candidamente ciò che in Occidente ci rifiutiamo anche solo di immaginare. E cioè che «Bin Laden è un fenomeno e una guida, il risultato presente di uno scontro di civilizzazioni: se si tenessero elezioni libere, in qualunque paese musulmano Bin Laden sarebbe il più votato». Dunque, non siamo noi a evocarlo, ma è un giornalista che fa il suo mestiere e conosce bene come funziona il mondo islamico, a parlare di «Bin Laden come fenomeno e guida di uno scontro di civilizzazioni». Ma perché e in cosa consisterebbe tale scontro? Al di là delle sciocchezze filoislamiste che si raccontano nelle cerchie cardiniane, è bene ricordare con Vladimir Solov’ev che «l’essenza religiosa dell’islam, vede nell’uomo una forma finita senza alcuna libertà e in Dio una libertà infinita senza alcuna forma»; che «la religione si riduce a un rapporto puramente esteriore tra il creatore onnipotente e la creatura che è privata di qualsiasi libertà e non deve altro al suo signore se non un semplice atto di devozione cieca (è questo il senso del termine arabo islam)»; che «a questa semplicità dell’idea religiosa corrisponde una concezione non meno semplice del problema sociale e politico: l’uomo e l’umanità non sono chiamati a realizzare alcun progresso essenziale; tutto è abbassato al livello dell’esistenza puramente naturale; l’ideale è ridotto ad una misura che gli garantisce una realizzazione immediata»; che «tutto il compito dello Stato musulmano, consiste nel diffondere l’islam con le armi e nel governare i fedeli con un potere assoluto e secondo le regole di una giustizia elementare fissate nel Corano». A fronte di tutto ciò, con tutti i difetti dell’Occidente, noi viviamo in un “mondo aperto”. Un mondo di democrazie e di diritti. Un mondo che si lascia perfino sabotare da quelli che dal suo interno lo vogliono demolire. È altro ancora, l’Occidente, ma già questo sembra sufficiente a scatenare l’odio islamista, che non a caso si concentra contro gli Stati Uniti, essendo gli Usa la prova storica dell’orizzonte di libertà, benessere e progresso insiti nel patrimonio genetico dell’ebraismo e del cristianesimo. Noi non siamo per la guerra all’Irak. Anzi. Però bisogna che anche gli struzzi si rendano conto che, Francia in testa, c’è un pacifismo ideologico che sta dando una grossa mano a far precipitare gli eventi. Perché non si può continuare a recitare le tre parti in commedia (di testimonial dell’arcobaleno, avvocati di Saddam, accusatori di Bush) senza mai pagare dazio. E la guerra, forse, sarà il dazio che l’Europa antiamericana pagherà per aver anteposto la sua cecità ideologica, alla ricerca assieme agli Usa di una soluzione unitaria, pratica, realistica, alla crisi irakena.

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