Ultimo referto: Fi non è in coma
Gli osservatori, (e noi fra questi) avevano già decretato il coma. Non certo un coma profondo, quanto piuttosto una sorta d’incapacità a reagire, come da pugile svogliato e sonnolento. Invece, improvvisamente, Forza Italia si è risvegliata e, senza arrivare a dare una dimostrazione di prorompente vitalità, si è mossa riguadagnando il centro del ring. Un jab per l’inizio di riforma delle pensioni, un diretto per un abbozzo di separazione delle carriere in magistratura, una schivata elegante per la nomina di presidenza e cda Rai. Il limite è il solito deficit di progettualità. Prima ancora che in forza di un disegno, la ritrovata attività è da ascriversi a paura. Paura per i sondaggi che la danno in calo alle provinciali e paura per un’offensiva di primavera della magistratura che molti dicono certa. Particolare impressione ha destato l’ultimo intervento su Micromega di Scarpinato e Ingroia, i due Pm dei processi Andreotti e Dell’Utri-Berlusconi. Nell’articolo, secondo uno strampalato sillogismo, la presenza pubblica di Berlusconi cambierebbe la natura del voto da espressione di democrazia a sua alterazione. Si tratterebbe quindi di sospendere la democrazia formale per affermarne una sostanziale, nell’attesa di tempi migliori. Intanto nel partito è rimasto un quadrumvirato. Lasciato ai suoi destini Antonione, Berlusconi prosegue circondato da Scajola, Bondi, Cicchitto, Alfano. Scajola, si è mosso bene, calmando nervosismi e bollori della Lega che andavano facendosi eccessivi. La Lega, una regione al nord voleva, una regione ha avuto. In caso di sconfitta non potrà recriminare. Così, se non ci sarà guerra, Scajola sarà il prossimo ministro della difesa. Altrimenti starà in parcheggio ancora per un po’. Inizia da subito invece la gara per il coordinatore nazionale. Tajani parte avvantaggiato. Le forze popolari che ancora resistono in Forza Italia, più che a parteggiare per l’uno o per l’altro, hanno interesse a preparare il congresso nazionale dell’anno prossimo e a curare il livello degli eletti negli Enti locali. La bozza di statuto prevede per loro un maggior peso. Soprattutto per chi non ha santi in paradiso, lì c’è più spazio.
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