Umberto Bossi
Le proteste all’ingresso nel prossimo futuro della Turchia in Europa non vanno a mio avviso prese sottogamba. Che si faccia o meno un referendum, l’allargamento sembra già determinato. Questo determinerà nuovi confini, dalla Siria all’Irak al Caucaso meridionale. Una svolta che potrà costringerci a uscire dal ripiegamento ombelicale degli accordi commerciali e tornare nella politica. Ne sanno qualcosa negli Stati Uniti. Ma l’allargamento e il conseguente ingresso di milioni di musulmani, liberi di circolare grazie a Schengen, rappresenta una ulteriore sfida, che rapidamente stiamo importando in casa nostra. Possiamo scegliere se rifiutare tutto in blocco, come sembra proporre la Lega, o tentare di influenzare lo scontro all’interno dell’islam tra i fondamentalisti e i moderati. Questi ultimi sono stati dalla maggioranza di noi europei, Lega compresa, finora troppo spesso abbandonati. Le persecuzioni dei cristiani in Nigeria e Sudan, ma anche la prossima esecuzione in Iran di Hajieh Esmailvand, accusata di fornicazione, non riguardano più solo il Vaticano o gli appassionati dei diritti civili come i radicali, ma rappresentano oramai un argomento di interesse strategico nazionale.
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