Un amico chiamato Charly

Di Emanuele Boffi
24 Aprile 2003
Se mi avesse fatto questa domanda solo un anno fa avrei risposto che Charly è morto in circostanze tragiche

«Se mi avesse fatto questa domanda solo un anno fa avrei risposto che Charly è morto in circostanze tragiche. Oggi, dopo l’esperienza positiva che ne è nata, sia io che il padre abbiamo trovato il coraggio di spiegare che Charly si è tolto la vita». Maria Grazia Zanaboni è la presidentessa dell’associazione “Amico Charly”, una onlus milanese che fa da centro d’ascolto per ragazzi fra gli 11 e i 19 anni. «Charly – racconta Maria Grazia – era il figlio di un mio cugino che, inaspettatamente, compì quel gesto. La sera stessa, cercando delle parole di conforto, ebbi come l’intuizione che occorreva dare una risposta al “male di vivere” che attanaglia tutti quei ragazzi non più bambini e non ancora adulti». Da quell’intuizione, e grazie al sostegno economico del padre, un imprenditore, è nata il 12 novembre 2001 questa associazione attorno cui, oggi, gravitano fra i 300 e i 400 ragazzi. Maria Grazia ha fatto l’insegnate per 35 anni ma «da quando ho iniziato questa nuova avventura ho dovuto abbandonare la cattedra. E devo dire che da un anno e mezzo vivo senza orari e con i week-end “pieni”. Non c’è sabato o domenica in cui, a casa mia, non passi qualcuno degli adolescenti che frequentano il Centro. Ma va bene così, sono io la prima a esserne felice». La presidentessa snocciola tutte le attività di “Amico Charly”: «servizi di sostegno al ruolo genitoriale, sotto la guida del professor Gustavo Pietropolli Charmet, e a quello degli insegnanti, con corsi di formazione on-line e sostegno nelle scuole; un Crisis Center che si occupa di adolescenti che commettono gravi gesti autolesivi; una ricerca finanziata dalla Regione Lombardia sui Centri di Aggregazione giovanile nella regione (a tutt’oggi non si ha una mappa precisa)». Ma soprattutto le attività per i giovani: «abbiamo un centro di aggregazione con laboratori di teatro, scrittura creativa, canto, cabina musicale, writing e sostegno scolastico». Poi precisa: «gli insegnati che aiutano i ragazzi nello studio sono pagati, sia chiaro. E quando si fanno i compiti il Centro è accessibile solo a chi svolge questa attività. Ci teniamo molto all’ordine, siamo consapevoli che i ragazzi devono imparare a rispettare degli orari e delle regole minime di convivenza. Se si studia, si studia; se ci si diverte, ci si diverte, ma le attività devono avvenire in momenti distinti e non sovrapponibili». Questa idea dell’ordine è un po’ il perno attorno cui si dipana l’idea educativa di Maria Grazia. Ma ce ne è un’altra: «se dovessi descrivere gli adolescenti che si rivolgono a noi? Annoiati e demotivati. Sentono la mancanza di una figura autorevole che sappia imporsi nella loro vita e che dica loro: “tu sei vivo”.
Ecco, quel che manca è la passione per la vita. Mentre, quando il ragazzo si sente investito da questa passione, si attiva».

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