Un governo debole che fa il debole con i forti che può fare se non omelie deboli?
Fate caso all’intrinseca comicità di un’informazione che per tentare di salvare il governo più comico che ci sia mai capitato tra capo e collo, ha ingaggiato i sondaggisti per raccontarci la leggenda statistica che, con tutti i problemi che hanno, gli italiani non aspettano altro che i Pacs all’amatriciana. Quelli che consentiranno di scambiare un permesso di soggiorno in cambio di un piccolo patrimonio affettivo e, naturalmente, siccome chi si mette a convivere non vede l’ora di ricopiare coloro che si sposano civilmente, dopo tre anni di fantasia erotica al potere, di pagare gli alimenti al partner deluso. Lo schieramento pro-Dico è la fotocopia di quello che si vide all’opera nel referendum sulla legge 40. Ci riprovano con il solito tono di mellifluo sentimentalismo. Con un pasticcino Bindi che non ha nemmeno il coraggio di attaccare frontalmente, alla maniera con cui Zapatero ha scritto la sceneggiatura del matrimonio gay, quella vecchia storia di Adamo ed Eva.
I Dico non passeranno. Ma poniamo che siano così masochisti da volersi fare male ad ogni costo, fate caso al bilancio di cui Romano Prodi potrà andare giustamente orgoglioso nel momento in cui ammetterà che non esiste al mondo una coalizione che sta al governo (a elogiare se stessa) e in piazza (a contestare se stessa): ha spremuto i cittadini e le piccole imprese per fare cassa e rilanciare l’economia dell’impiego statale, della Fiat e delle liberalizzazioni formato Coop. Ha quasi portato l’Italia fuori dalla Nato e ha collocato la nostra politica estera a un buon livello magrebino. Per i giovani, le famiglie, il popolo lavoratore ha raddoppiato la dose lecita di spinello, ha promosso la pillola abortiva, ha stoppato la riforma della scuola, spalancato le porte ai clandestini e aperto i parchi giochi di Vicenza e Valsusa.
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