Un imprevisto è la sola speranza
Davanti al frangente politico in cui ci troviamo, in Italia e in Europa, caratterizzato da fragorose animosità e immensa confusione – almeno così a noi pare – ci è tornato alla mente un bel volume di don Luigi Giussani, edito nell’anno giubilare 2000 dalla casa editrice Marietti 1820. Una raccolta di interventi dal titolo Io, il potere, le opere, che ci permettiamo consigliare al lettore e di cui qui riproduciamo alcuni passi tratti dal capitolo “Un imprevisto è la sola speranza”.
«…In una intervista a Jean Guitton, un redattore di 30Giorni riporta queste parole del pensatore francese, di cui è nota la profonda amicizia con Paolo VI: “Quando Cristo percorreva le strade della Galilea, il mondo era pagano. Ma tanto i pagani dell’Occidente che quelli dell’oriente avevano il senso del sacro. Avevano il senso del mistero che circonda il mondo, la terra, gli uomini, un mistero che conoscevano molto male, ma che li riempiva di stupore, di sorpresa, e che incuteva loro un certo sentimento di devozione”. Un frammento di Simonide dice testualmente così: “O padre Giove mandaci il miracolo di un cambiamento”. Quanto più vivo, quanto più divento maturo, adulto, vecchio, tanto più essa mi sembra riassumere tutta l’aspirazione dell’uomo, realisticamente, concretamente. Del resto lo dice anche Dante, in una terzina famosissima: “Ciascun confusamente un bene apprende/ nel qual si queti l’animo, e disira; // per che di giugner lui ciscun contende”. Tutta la vita è una tensione verso qualcosa che “queti” l’animo, che lo renda “perfetto”. In latino perfetto vuol dire compiuto, totale. “Soddisfatto” è un’altra versione dello stesso termine; ne indica il riverbero psicologico, eudemonologico, cioè la felicità. Continua Jean Guitton: “si può ben dire che per la prima volta in una lunghissima storia l’umanità, nel suo insieme, è a-teologica, non ha più in maniera chiara, ma direi neanche in maniera confusa, il senso di quello che chiamiamo ‘il mistero di Dio’”. Questa crisi del sacro che attanaglia l’umanità intera si è infiltrata anche nella Chiesa cattolica. è un giudizio che ha ripetuto anche Giovanni Paolo II in un importnate discorso su “Evangelizzazione e ateismo”. Lui ha detto: “Investe anche tutta la Chiesa”. “Di ciò – prosegue il pensatore francese – Paolo VI aveva chiara coscienza. Era preoccupato per la forza che il pensiero non cattolico stava acquisendo nella Chiesa”. In un dialogo privato, che Jean Guitton cita nel suo libro Paolo VI segreto, il pontefice confidava che probabilmente questa interpretazione non cattolica del pensiero cattolico sarebbe diventata un giorno la predominante. Ma la Chiesa non avrebbe mai ceduto, e un piccolo resto, come in Israele, sarebbe rimasto a difendere il vero. (…)
L’ateismo pratico, o laicismo, caratterizzato da una divisione tra la fede e i problemi della vita
che cosa supplisce alla assenza della fede, alla assenza di una coscienza di un rapporto con l’oltre, con il Mistero, nelle cose della vita?… La supplenza, il surrogato di questa fede che manca è ancora Jean Guitton a indicarcelo: “Domanda: ‘ A quali altre sfide deve rispondere oggi la Chiesa? Risposta: “A quella sempre fondamentale: mostrare al mondo la verità del cristianesimo”. Ma cos’è la verità? è ciò che corrisponde alla vita. San Tommaso definisce così la verità: adaequatio rei et intellectus. Vuol dire: la corrispondenza della proposta alla vita. Perciò è una esperienza, un incontro da fare. Guitton tocca quindi un punto di focale importanza: “è un errore capitale ridurre la Chiesa a un discorso di amore dell’uomo per l’uomo. Il cristianesimo, dal punto di vista sociale, non sarà che una ideologia tra le altre”».
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