Un insolito corrispondente ci racconta Hrant Dink

A 80 anni (otto più di me) Carlo Maria Martini ha riaperto il dibattito politico sul caso Welby, dicendo che l’eutanasia non va confusa con il rifiuto dell’accanimento terapeutico e ha invitato i politici a “elaborare” una normativa, riconoscendo in pratica la possibilità di rifiutare le cure. Ma questa non potrebbe essere la strada per introdurre anche in Italia l’eutanasia?
Ernesta Aloisi Pulimenti Roma

In merito al rifiuto delle cure e all’accanimento terapeutico la normativa c’è già. Come sa e fa già ogni medico onesto (ché non si fanno leggi nel sospetto che i medici siano disonesti), ci si regola già caso per caso, nel rapporto delicato e privatissimo con il paziente. Certo che rimane una “zona grigia”. Ma è proprio da questa zona, che al cardinale interessa tanto – e chissà perché, visto che come gli spiegò già una volta Giuliano Ferrara anche un laico si aspetterebbe da un principe della Chiesa una visione della vita e della morte, non una ragioneria della vita e della morte medicalmente assistite – che lo Stato deve restare fuori. Non parliamo poi di eutanasia, dove, all’opposto di quello che dice Pannella, nel caso diventasse legge lo Stato entrerebbe di peso. Eccome. Poiché di fatto le leggi non riguardano Marte ma questa precisa società in cui viviamo, l’eutanasia diverrebbe principio pedagogico di regolamentazione e di indirizzo sociale della vita nella sua fase terminale. Sia chiaro, per noi è e resta un principio nazista quello che, per legge di Stato o accordo tra operatori sanitari e organi dello Stato, per dirla con le parole del clinico olandese Edward Verhagen, consente di stabilire «con estremo rigore, passo dopo passo, le procedure che i medici debbono seguire» per affrontare il problema di «liberare dal dolore» le persone, compresi i bambini al di sotto dei dodici anni gravemente ammalati, sottoponendoli a eutanasia. Immaginiamo che con la sua uscita a freddo il cardinale non abbia voluto certo dare risalto né a questa via olandese alla “liberazione dal dolore”, né all’operazione italian radicale che, come già avvenne con l’aborto e nonostante sia stata già bocciata in parlamento, insiste su una commissione di inchiesta che dimostri che l’Italia è piena di dottor Morte così come un tempo fu piena di mammane. Il problema è che il cardinale sembra vivere in un altro mondo possibile.

Sono rimasto sbalordito dopo aver letto “Non abbiate paura” di Amicone. Ne viene fuori una esaltazione del sangue tipicamente nazista. Quindi il film dimostrerebbe che i Maya si massacrano perché sono prima di Cristo. Poi dopo invece arriva Cortez con la Croce e allora.
Osvaldo Pavese via internet

Allora il tempio maya è una sinagoga e io sono quello ritratto in copertina (avrà notato che ho anche siglato il pezzo con una svastica). Perdoni, ma lei deve aver letto il Guardian.

Grazie Mel, perché quando vuoi dare un cazzotto lo assesti bene.
Alessandro Pace Bari

Interviste parallele alle Iene:
A) Carlo Verdone che esprime il suo disgusto per Apocalypto poi alla domanda «Sei favorevole all’eutanasia?» risponde: «Sì ma con qualche riserva».
B) La Bellucci fisioterapista e Scamarcio il suo paziente: indovini di quale muscolo è specialista nella riabilitazione?
Alberto Leoni Milano

Ah, questi specialisti dell’amore 2.

La contattiamo in merito ad un articolo comparso sul numero di Tempi da lei diretto, a firma Paolo Bracalini, nel quale abbiamo riscontrato alcune inesattezze. La preghiamo dunque di pubblicare questa breve precisazione. Il Moige (Movimento Italiano Genitori) è un’associazione di promozione sociale presente nel panorama del non profit italiano da 10 anni; detto questo non ci offendiamo certo per essere stati indicati come lobby dal momento che il nostro scopo è dar voce e forza ai genitori che si riconoscono in noi e che ci seguono quotidianamente nelle nostre iniziative. Non è invece assolutamente vero, in riferimento alla nostra lotta contro la tv violenta e volgare, che le nostre sono «battaglie con effetti sui palinsesti pari a zero» (cito testualmente le parole pubblicate da voi). Non è vero alla luce di fatti concreti, come i provvedimenti adottati dagli organismi di controllo dopo nostre segnalazioni e denunce, o alla luce del caso Bisturi quando, rispondendo al nostro appello, la maggior parte degli sponsor ritirò i propri spot dal programma, che fu sospeso. Azione da noi riproposta quest’estate in occasione delle repliche del programma e che ha determinato lo spostamento in seconda serata. Potremmo citare altri esempi ma lasciamo l’onore della scoperta all’attento lavoro dei suoi giornalisti. Vorremmo infine precisare che il Moige, oltre alla costante battaglia contro la tv volgare, opera in molti altri campi; dalle iniziative di prevenzione della meningite ad innovative campagne di prevenzione del fumo minorile, dalla sicurezza dei bambini in auto alla prevenzione della pedofilia.
Ilaria Ciancaleoni Batoli
responsabile comunicazione Moige

Non ho capito dove sta la precisazione. Volete che vi si dica che siete bravi? Bravi. Scusate, noi siamo cattivi, non denunciamo nessuno, fumiamo, guardiamo la tv violenta e non sappiamo nemmeno spiegare come si fa a essere specialisti di campagne di prevenzione che vanno dalla meningite alla pedofilia.

Il 20 ottobre 2005 incontrai a Istanbul il compianto giornalista Hrant Dink. Era opinione del direttore della rivista Agos che gli stessi turchi fossero rimasti sorpresi per il sì dell’Europa all’avvio dei negoziati, perché sembrava noto che una parte della stessa popolazione turca non fosse pronta. Chiesi a Dink se vi erano, e quali fossero, le forze politiche contrarie all’integrazione con l’Europa. Mi rispose che era difficile stabilirlo con esattezza, poiché tutti i partiti, sia nella società civile, sia nell’ambiente militare, sia nel governo, apparivano spaccati. «Per esempio il ministro della giustizia turco, Gemil Cicek, è contrario, il ministro degli esteri è favorevole» mi disse. Per quanto riguarda la “questione armena”, Dink riteneva che uno dei motivi per cui i vertici dello Stato turco sono contrari al riconoscimento del genocidio è il fatto che essi temono un’immensa causa di risarcimento. Chiesi se gli armeni avrebbero potuto essere difesi come minoranza etnica. Dink rispose che trattandosi di solo 60 mila persone, sarebbe stato difficile. Mi confessò inoltre di sentirsi considerato pericoloso dal “Gran Consiglio” (una sorta di governo ombra costituito da burocrati e militari, a detta del giornalista) perché riscontrava molte simpatie anche tra la popolazione turca. Secondo Dink, il premier Erdogan è persona sinceramente democratica, però avrebbe le mani legate dal governo ombra. Infine in Turchia non sarebbero tutelate né la libertà di stampa, né la libertà di parola, né i diritti culturali, né la libertà religiosa.
Mario Mauro
vicepresidente del Parlamento europeo

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