Per un islam liberale e democratico
Il 28 Novembre scorso, presso l’Urban Center del Comune di Milano in Galleria, si è tenuto un dibattito “Islam e Occidente – Esiste un islam liberale e moderato?” a cura di una nuova realtà milanese, Anno Zero, con Andrea Vento come moderatore, Paolo Branca dell’Università Cattolica, il vostro direttore Luigi Amicone e il sottoscritto. In quell’occasione ho cercato di articolare le mie tesi post-islamistiche e quelle di alcuni intellettuali ed esponenti musulmani moderati in Italia. Nel frattempo Giorgio Paolucci ha pubblicato un appello “Le persone per bene si facciano avanti!” nell’Avvenire del 30 novembre e con questo spero di aver dato un mio contributo al dibattito.
Da Kabul a Via Jenner
Per la prima volta in maniera così grave ed eclatante, un’azione terroristica di così vaste proporzioni attribuita all’islam e benedetta esplicitamente da un’organizzazione che si riferisce all’islam ha colpito in Occidente e, nell’immaginario collettivo, il musulmano occidentale viene identificato chiaramente come il pericolo numero uno o, almeno, come la quinta colonna del nemico. Paradossalmente, invece, gli stessi western muslims vengono minacciati di distruzione (indiscriminatamente, in quanto cittadini statunitensi) dai portavoce di Al-Qaeda che allertano specificatamente i musulmani anglo-americani, invitandoli a non frequentare torri e grattacieli e voli di linea. “Hayya ‘ala-l Jihad !” (Accorri al Jihad!) facevano cantare ai bambini negli autobus della scuola islamica milanese di Viale Jenner, spostata per motivi logistici nella moschea dia Via Quaranta. Preghiere per lo sceicco Bin Laden, come ho già denunciato nel Corriere della Sera con un articolo a firma Fabrizio Gatti, e testi inneggianti al suo Jihad si potevano trovare fino alla pulizia tattica di facciata del dopo 11 Settembre in entrambe le suddette moschee milanesi. Questi appelli fanno purtroppo breccia anche nelle comunità in Occidente e i giovani infervorati che sono partiti per l’Afghanistan hanno avuto una larga audience grazie anche ai nostri media. Lo Sciuscià Michele Santoro e il Bruno Vespa nazionale hanno dato spazi inaspettati a Omar Bakri, l’ideologo del terrorismo in Inghilterra, al cosiddetto Imam di Torino, Bouchta Bouriki, che ho potuto contrastare in confronti televisivi di La7 e RAI News 24 e a un tale Adel Smith, fenomeno da baraccone del peggiore horror anti-cristiano. Largo ai falchi (che hanno un’incidenza di circa il 5% nelle comunità islamiche e che godono invece di un’audience del 40 %), e silenzio per le colombe! La tesi che non esistano musulmani, se non ignoranti, fanatici e sordi al confronto sono state purtroppo il cavallo di battaglia dei Taliban dai canali della Tele-Kabul di Stato per i quali solo i pacifisti No-global e di Emergency possono fungere da profeti del dialogo e della convivenza pacifica internazionale.
Terrorismo. Un nemico comune. Dell’Occidente e dell’islam
Non posso che esprimere il mio disaccordo con coloro che in questo contesto fanno un distinguo inter-occidentale tra Stati Uniti ed Europa. L’Occidente è stato attaccato in toto, militarmente e verbalmente, ed esprimere solidarietà al popolo degli Stati Uniti, alle sue istituzioni e alla sua cultura migliore, come ho scritto nel mio messaggio di adesione alla manifestazione lanciata dal Foglio di Giuliano Ferrara, pubblicato addirittura come sottotitolo, mi sembra doveroso, ovviamente anche per un musulmano. Le operazioni di guerra, per le quali ho espresso il mio consenso in un articolo de Il Giornale, sono comprensibili, giustificate e condivisibili e l’arma del ricatto della solidarietà fraterna pan-islamica non deve avere spazio né in Occidente né altrove.
Alcune recenti prese di posizione provocatorie di alcuni politici e intellettuali occidentali, fra cui in primis il nostro Presidente del Consiglio, relative alla presunta superiorità del mondo occidentale rispetto al cosiddetto mondo arabo-islamico, hanno fatto paradossalmente scoppiare non poche contraddizioni e portato ad un’autocritica necessaria. Lo stesso Gheddafi ha ripreso i suoi connazionali e correligionari dicendo che si sarebbero arrabbiati perché Berlusconi aveva ragione. La situazione dei musulmani che, da una parte, vivono del passato d’oro dei Califfati e degli Emirati (i Benguidati per i Sunniti, gli Imamati per gli Sciiti, l’Andalusia e l’impero Ottomano che ci riguardano più da vicino come popoli mediterranei), e, nel presente, soffrono di un’arretratezza obbiettiva (la Colonisabilité del pensatore algerino Malek Bennabi) e di una lack of democracy , è influenzata da un complesso d’inferiorità evidente. Il mondo arabo e musulmano, a parte alcune esigue eccezioni, nelle quali c’è però un appiattimento totale sui modelli di vita occidentali, è effettivamente in una posizione di arretratezza storica, anche se le colpe non possono certo essere attribuite esclusivamente al mondo arabo-islamico. L’Occidente, e vorrei essere più preciso, i suoi governanti, gli uomini e le donne di cultura, di scienza e di religione hanno delle evidenti responsabilità in merito.
Niente carità pietistica. Più reciprocità, meno umanitariani
L’interruzione, o il superamento di alcune situazioni estreme (governo del FIS in Algeria e azioni terroristiche fino ai giorni nostri, mancanza totale di un multipartitismo in Sudan, controllo di alcune enclaves in Somalia da parte di al-Ittihàd – gruppo alleato di Bin Laden -, i Taleban, ecc.), non lasciano, invece, molti rimpianti nel mondo islamico. Credo che, malgrado tutto – e non mi riferisco ai bombardamenti sistematici o all’embargo di cui soffrono soprattutto i bambini in Iraq – un abbattimento del regime di Saddam non possa che far felice il suo popolo, incapace di disfarsi di lui, e tutti i musulmani che detestano la sua ferocia e mal digeriscono la sua demagogia pan-araba, nazionalista e islameggiante. Anche i somali potrebbero godere finalmente di un paese libero dal terrorismo che è un pretesto per gli interventi armati e le collaborazioni con i signori della guerra da parte dell’Etiopia, suo nemico storico, vassallo americano nel Corno d’Africa. L’elemosina, l’accoglienza di tutti indiscriminatamente, il dialogo anche con coloro che non accettano reciprocità di diritti delle minoranze, della libertà religiosa, della democrazia e dei diritti delle donne, non mi sembra aiutino lo sviluppo dei rapporti tra il nord e il sud del mondo, tra civiltà e vicini di casa. Una politica di carità pietistica da parte di alcune strutture cristiane (laiche o religiose) da una parte, e di solidarietà terzo-mondista, anti-razzista e internazionalista proletaria di sindacati, gruppuscoli e partiti socialisti, comunisti e neo-umanisti dall’altra, alleate obiettivamente nel voler tenere i musulmani nel bisogno (di aiuti, di rivendicazioni sociali e politiche e, addirittura, di aspettative rivoluzionarie) non permettono di fatto uno sviluppo indipendente verso una cittadinanza completa e responsabile, libera economicamente e culturalmente.
Un consiglio al governo Berlusconi…
La gestione della questione islamica, costantemente abbinata all’immigrazione, di esclusiva gestione da parte della sinistra politica ed ecclesiastica, e alcune sfuriate razziste e anti-islamiche della Lega che sembrano, grazie a Dio, rientrate dopo gli ordini di Berlusconi, hanno portato i musulmani a disdegnare la destra. Per reazione all’esperienza negativa con il socialismo e il comunismo reale nei paesi a maggioranza musulmana dove c’è stato un tentativo di strappare le radici religiose, i musulmani detestano il laicismo fanatico e l’ateismo aggressivo e totalitario (in Albania, nel Caucaso e nelle ex-repubbliche Sovietiche, nella Turchia di Ataturk, con Bourghiba in Tunisia, l’FLN in Algeria e Siad Barre in Somalia ecc.), e sono inclini a condividere le grandi questioni etiche e morali della destra e, perfino, le politiche moderate inerenti all’immigrazione e alla sicurezza. Ma la destra ha finora espresso simpatie solo da parte di alcune sue frange estreme, attraverso i percorsi evoliani-guenoniani e il filo conduttore della paranoia anti-ebraica, con gruppetti settari di musulmani italiani che si rifanno ad un esoterismo sufi nostrano (in odore di massoneria) che non gode, perciò, di molto rispetto nella comunità islamica anche per via delle teorie tendenzialmente sincretiste. Ci auguriamo che referenti più autorevoli, informati ed introdotti possano gestire meglio la questione islamica in Italia, insieme agli attori sociali e alle istituzioni, con le quali siamo pronti a continuare lealmente la nostra collaborazione a tutti i livelli.
*segretario del centro culturale Il Fondaco dei Mori di Milano
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