Un lettore ci vuole partito, noi ci vogliamo islamici
Caro direttore, ho condiviso l’appello di Tempi per il sì al referendum sulla Costituzione, perché le ragioni erano evidentemente espresse e non si poteva che pivilegiare il popolo, un passo per evitare lo statalismo. Mi pare che sia giunto – i voti sono noti – però il momento di fare politica, che non basta operare per spasmi di immagine e di idee forti. Occorre un passaggio per facilitare chi intende avvicinare la politica. Mi pare forte l’esigenza del ruolo del partito politico vecchio stampo. Del luogo, della parte, della appartenenza anche ideale. Il partito serve per trasmettere, per giudicare, per operare nella politica. Il referendum ne è prova. Non basta una idea forte, non basta “la holding dei personaggi togati perchè saggi e pensatori”. La politica è un patrimonio popolare. Mi pare che in punto di penna e di intellettualismo non si raggiunge nulla. Anche i cattolici dove e come giudicano? (…) Che rinasca un partito della libertà, un luogo e della gente scelta dal popolo è buona cosa. Cose grandi e cose vere, ideali ed esperienze. Storie vere. Un avventura da iniziare. è chiaro che ci vogliono i soldi. Ma non sono tutto. Forse dall’appello di Tempi, da questa forza ideale può far nascere qualche cosa, che non è solo appello. I tanti che firmano si possono rivedere e magari se c’è qualche persona, qualche realtà cattolica disponibile, può rinascere un partito. Ho tanto deprecato la Dc, ma oggi in assenza di chiarezza ideale vedo necessario un forte impegno…
Bruno Calchera, Milano
Chiedo scusa dell’interruzione, caro Calchera. Lei ci lusinga, ma già facciamo fatica a non fare il Riformista, figuriamoci un partito. Avessi trent’anni, o giù di lì, e avessi il fisico di un Aldo Cazzullo farei il filo a Banca Intesa e gli mungerei quattrini per fare un giornale-partito un po’ meno mediocre, come ha scritto il Cdr, dell’attuale Corriere della Sera. Ne avessi quaranta, o giù di lì, busserei al Billionaire e mi proporrei come segretario del team manager Briatore, che magari ci scapperebbe una show-girl e un investimento partitocratrico. Scherzi a parte, ne avessi cinquanta, come ne ho, starei attaccato al profeta Giuliano Ferrara e, nel mio piccolo, griderei nel deserto, consapevole di non essere profeta, né in patria, né altrove. La realtà è che, come insegnano le culture politiche di riferimento delle tre massime cariche dello Stato, le liberalizzazioni di Bersani, il Corriere di via Solferino e via omologando, ci muoviamo sotto un regimetto che tende a rappresentare già in sè il cosiddetto arco costituzionale. Liberali e trinariciuti, Mastella e Diliberto, Cristo e Barabba. Insomma, come ha spiegato bene Gianni Baget Bozzo, l’Unione tende a far germinare dal suo interno l’opposizione. Hanno solo un piccolo problema: allo schema teorico molto buono, non corrisponde la statura degli uomini, medio-bassi, medio nani, medio-Salvati. E poi devono fare i conti con quella elementare, atavica, insormontabile brama degli uomini piccoli, medi, alti e salvati, che si chiama poltrone, posti, posizioni, dinero. è qui che saltano gli schemi della cosiddetta politica novista dei Democrat. Per non parlare di quella zavorra che è la magistratura “democratica”. Una forza reazionaria che finché non sarà bastonata dalla politica, inventerà sempre nuovi ricatti antipolitici e sarà una macina al collo di qualsiasi riforma dello Stato. Senza la quale riforma, ci diceva in un’intervista già all’epoca di Tangentopoli il socio di De Benedetti, Alain Minc, «se va bene la frontiera dell’Europa passerà da Napoli, se va male, la frontiera dell’Africa passerà da Roma».
Quanto alla Cdl, il panorama non è meno tristanzuolo. C’è solo Berlusconi. E l’errore di Berlusconi. Cioè una vera leadership che però non sa riprodurre altro che se stessa e perciò porta in parlamento un partito di impiegati suoi, lasciando a Fini e Casini il ruolo di incartati di razza. Quanto a Formigoni. Io non sottovaluterei questa storia gallidellaoggiana sul Lombardo-Veneto. Vede come hanno fatto subito intervenire il Claudio Magris in livrea per ridimensionare l’acuta analisi dello storico? Vede come strizzano l’occhio al clero e alle suore diocesane, quelli dei 24 mila baci e voti agli iscarioti? Certo, se non fosse per quel clero che ha tradito il popolo, ci sarebbe da fare. Qui al Nord e in tutta Italia. Ma bisognerà aspettare anni, prima che i seminari si svuotino di intellettualini dossettini e si riempiano di pazzi di Dio. Chissà, forse saranno i nostri figli ad andare incontro al nemico non con quel sorriso da cetriolini sottaceto che ha il cristiano in questi giorni. Ma con la dignità e la disposizione al martirio che ha l’hezbollah di Tiro e Sidone. Ma questa è un’altra storia. Sono stato lungo e tedisoso, lo so. Ma, insomma, cosa pensa che dobbiamo scegliere tra utopia e presenza?
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