Un mondo in catene

Di Tempi
30 Agosto 2000
Il Grafico della Settimana 33

“Libertà vo cercando, ch’è sì cara…”, cantava il poeta al tempo delle sommosse politiche nell’Europa ottocentesca. Anche oggi dovrebbe cercare non poco prima di trovarla, perché, stando alle analisi dell’americana Freedom House, una delle istituzioni private più autorevoli in materia, i paesi da considerare “non liberi” nel mondo sono ben 62, e altri 44 possono essere classificati al massimo come “parzialmente liberi”. Pianta rara, dunque, quella della democrazia liberale e, stando ai dati della fondazione, di salute cagionevole. Se infatti si prendono in considerazione i paesi che nella pagella di Freedom House in materia di libertà politiche ricevono il voto peggiore, che corrisponde a 7, si nota che il loro numero è in aumento: dopo avere toccato i massimi storici negli anni Settanta, al culmine della Guerra fredda e della militarizzazione della politica in America latina (34 paesi nel 1976/77), la categoria della massima illibertà si era notevolmente ristretta dopo la caduta del Muro di Berlino (21 paesi nel 1991/92), ma è tornata ad ampliarsi ai nostri giorni (25 paesi nel biennio 1999/2000).

Ma come si calcola il grado di libertà di un paese? La metodologia di Freedom House è interessante. Essa distingue fra libertà politiche e libertà civili e assegna un punteggio sulla base delle risposte a una serie di domande. Per quanto riguarda le libertà politiche le domande suonano: “Sono i rappresentanti del legislativo eletti attraverso elezioni libere e trasparenti?”; “Hanno i cittadini il diritto di organizzarsi in partiti politici diversi?”; “Può l’opposizione effettivamente conquistare il potere attraverso le elezioni?”. Per quanto riguarda le libertà civili le domande sono fra l’altro: “Ci sono media liberi e indipendenti e altre forme di espressione culturale?”; “Esistono sindacati liberi ed effettiva contrattazione collettiva?”; “E’ la funzione giudiziaria indipendente?”; “C’è controllo dello Stato su viaggi, scelta del luogo di residenza o della professione?”; “Sono garantiti i diritti di proprietà? I cittadini sono liberi di creare imprese private?”, ecc. Sulla base dei punti acquisiti per ciascuna domanda, il paese viene inserito in una duplice scala che va da 1 a 7 e segnala la crescente mancanza di libertà sia per gli aspetti politici che per quelli civili. La combinazione delle due scale istituisce poi tre ampie categorie in cui gli stati vengono suddivisi: da 1,1 a 2,9 quelli “liberi”, da 3,1 a 5,4 quelli “parzialmente liberi”, da 5,5 a 7,7 quelli “non liberi”.

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