Un no africano all’assistenzialismo
Un conto è quando a criticare i concerti per la cancellazione del debito dell’Africa è un bastian contrario occidentale, un altro quando lo fa un economista africano laureato alla London School of Economics. È il caso di Franklin Cudjoe, ghanese, direttore di Imani, organizzazione non profit che si definisce “centro per l’educazione umana” e giovane economista fermamente convinto che l’unico modo per migliorare le cose nel suo paese sia insegnare ai giovani l’importanza della libertà, e fondare vere imprese. Il Ghana è un piccolo stato nel Golfo di Guinea. Il giogo del colonialismo è finito quaranta anni fa, ma i leader, che all’epoca spronavano il popolo alla lotta, non hanno mantenuto le promesse, accecati dall’autorità acquistata. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: povertà, corruzione, ignoranza. Per contrastare tutto ciò è nata nel 2003 Imani.
«No tears, no charity, no good samaritans for our country» (“Niente lacrime, niente beneficienza, niente buoni samaritani per il nostro paese”): questa è la frase più forte di Cudjoe, indirizzata nei giorni dei concerti benefici a Bob Geldolf e soci, gente convinta che tocca ai paesi industrializzati salvare l’Africa. Se a mettere insieme parole e note i partecipanti al Live8 si trovano a loro agio, quando si tratta di economia incontrano invece qualche difficoltà. Cudjoe pensa ad esempio a Chris Martin, leader dei Coldplay, recatosi in Ghana – e filmato da Mtv, in un documentario che ne ritrae gli occhi azzurri fissi sui problemi dei coltivatori di pomodori e riso. Il cantante pensa che la soluzione sia tutelare i contadini dalle importazioni a buon mercato? Sbagliato, dice Cudjoe. Come potrebbe nutrirsi la gente, se in Ghana si produce solo il 30 per cento del riso che si consuma?
«La soluzione – dice il direttore di Imani invitato a Milano dall’Istituto Bruno Leoni – non ha a che fare con aiuti internazionali, cancellazione del debito e commercio equo. Il fulcro siamo noi e i nostri leader. Investimenti, rispetto della proprietà privata, sistema creditizio non infeudato al governo sono la risposta».
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