Un nuovo grido di dolore per il Libano in pericolo

Di Eid Camille
10 Maggio 2007

Ore decisive per il Libano. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si appresta a istituire il tribunale internazionale chiamato a processare i responsabili dell’assassinio dell’ex premier Hariri e di altri omicidi politici. E lo farà probabilmente in base al capitolo sette che prevede l’eventuale uso della forza. Segno, questo, che in Libano lo Stato non funziona più regolarmente. Ed è proprio così, dal momento che una profonda crisi politica paralizza da mesi l’azione delle pubbliche istituzioni. Un appello a non dimenticare il “paese-messaggio”, come Giovanni Paolo II soleva definire il Libano, è stato lanciato da Milano nel corso di una visita del Patriarca maronita, il cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, nel capoluogo lombardo. «Il Libano senza cristiani non sarà più il Libano», ha detto il prelato alludendo all’emigrazione dei suoi fedeli in terre lontane. «Le correnti fondamentaliste – ha precisato – hanno una grossa responsabilità perché sconvolgono il tradizionale spirito di convivenza con l’islam, ma i cristiani sono forse consci di portare una missione?». «L’attuale crisi politica in Libano – ha detto ancora – è senza precedenti e noi come Chiesa ci adoperiamo per scongiurare i pericoli che si addensano all’orizzonte, ma ciò non dipende solo da noi. Molti stati si ostinano ancora a intervenire nei nostri affari». Sul valore della libertà nel paese dei cedri Sfeir ha fatto un esempio eloquente: «Datemi il nome di un solo paese arabo in cui gli oppositori osano barricarsi per cinque mesi nella piazza centrale della capitale senza temere di essere falciati dalle cannonate». Forse per questo il Libano non potrà morire. «Le ore più buie della notte – ha ricordato Sfeir – sono quelle che precedono l’alba».
camilleid@iol.it

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.