Un papa di lotta e di governo

Di Luigi Amicone
08 Giugno 2006
Per lo sporco c'è Dash, per Benedetto XVI c'è vita e libertà

Povero e sporco mondo. A leggere le cronache del giorno dopo, sembra che Benedetto XVI abbia tenuto un sermone a “Che tempo fa”. Grazie a Dio, con buona pace di certi accessori da sacrestia, il Papa non è un procuratore della Repubblica vestito di bianco. Perciò la distrazione dei giornali sul contenuto della grande lezione di sabato, a piazza san Pietro, al cospetto dell’ordinato popolo dei movimenti, è una bella cartina di tornasole dell’acidità che è in circolo nell’Italia dei quaqquaraqua.
Dov’è la notizia se non c’è un motivo di scandalo e un colpevole da impiccare in prima pagina? Lo si può leggere (e lo si consiglia vivamente) il discorso del Papa su Avvenire di domenica o sul sito della Santa Sede. Anzitutto. «Il mondo in cui viviamo è opera dello Spirito Creatore. La Pentecoste non è solo l’origine della Chiesa; la Pentecoste è anche una festa della creazione. Il mondo non esiste da sé». «Egli ci viene incontro attraverso la creazione». è l’idea del senso religioso che non sorge come paura, ma come evidenza di originale dipendenza dal Mistero che fa tutte le cose, in ogni uomo, in ogni tempo. E «tuttavia la creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporco che rende, se non impossibile, comunque difficile riconoscere in essa il riflesso del Creatore». è l’idea di peccato. Che non è nel Papa un indice puntato su taluni cattivi, furbi e paperoni. Ma un richiamo alla condizione esistenziale in cui siamo dentro tutti. Ricchi e poveri.
Dice poi, il Papa, parecchie cose formidabili (cos’è “Amore”, perché il Dio ebraico-cristiano è quello vero, non quello pagano-musulmano, a quale unità aspira la creazione, cos’è “vita”, cos’è “libertà”). Cose che magari un insegnante coraggioso potrebbe portare in classe anche solo l’ultimo giorno di scuola. Cose che forse non sfigurerebbero accanto alle profondità della Pubblica Istruzione su come si adotta un articolo della Costituzione (wow!), su come non siamo diversi dalle scimmie (ariwow!), su come si mette il palloncino sul pisellino (wow e ariwow!). Cose come «noi facciamo il bene non come schiavi che non sono liberi di fare diversamente, ma lo facciamo perché portiamo personalmente la responsabilità per l’intero; perché amiamo la verità e il bene, perché amiamo Dio stesso e quindi anche le sue creature. È questa la libertà vera».

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