Un po’ di verità dopo tanto Dan Brown
Questo giornale ha dedicato poco spazio al Codice Da Vinci. Nemmeno per smascherarne le frottole. In fondo non ce n’è bisogno, i suoi lettori non si lasciano ingannare facilmente. E poi, come dice la saggezza popolare, Dio scrive diritto anche su righe storte. L’intelligenza dell’Opus Dei, che non ha reagito scandalizzata alla denigrazione di cui è fatta oggetto nel libro, ma ha colto l’occasione per presentarsi al mondo per quel che è, ha dato i suoi risultati: molti, incuriositi dal libro e dal film, hanno voluto conoscerla; diversi – impossibile dire quanti, la discrezione qui è giustamente la regola – sono entrati a farne parte. Senza cercare paragoni irriguardosi, il libro di Andrea Tornielli è un’occasione analoga. Perché permette di riscoprire, a partire dalle menzogne di Dan Brown, alcune verità della storia. Per esempio che Gesù non è stato affatto ‘divinizzato’ dal Concilio di Nicea, ma che le affermazioni della sua divinità sono tutte nel Nuovo Testamento; il Concilio si è limitato – come del resto ha sempre fatto la Chiesa – a riaffermare la verità tradizionale contro chi, Ario in questo caso, la metteva in dubbio. Oppure, che il misterioso Priorato di Sion è stato fondato nel 1956 da un tale Piere Plantard, il quale nel 1937 aveva già fondato un gruppo antisemita e in seguito si fece un anno di carcere per una brutta storia di corruzione di minorenni. Come aveva ragione Chesterton: «Da quando gli uomini non credono più al vero Dio, non è che non credano a niente: credono a tutto».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!