Un po’ di verità dopo tanto Dan Brown

Di Persico Roberto
27 Luglio 2006
Andrea Tornielli, Processo al Codice Da Vinci, ed. Gribaudi, pagg. 154, euro 7.90

Questo giornale ha dedicato poco spazio al Codice Da Vinci. Nemmeno per smascherarne le frottole. In fondo non ce n’è bisogno, i suoi lettori non si lasciano ingannare facilmente. E poi, come dice la saggezza popolare, Dio scrive diritto anche su righe storte. L’intelligenza dell’Opus Dei, che non ha reagito scandalizzata alla denigrazione di cui è fatta oggetto nel libro, ma ha colto l’occasione per presentarsi al mondo per quel che è, ha dato i suoi risultati: molti, incuriositi dal libro e dal film, hanno voluto conoscerla; diversi – impossibile dire quanti, la discrezione qui è giustamente la regola – sono entrati a farne parte. Senza cercare paragoni irriguardosi, il libro di Andrea Tornielli è un’occasione analoga. Perché permette di riscoprire, a partire dalle menzogne di Dan Brown, alcune verità della storia. Per esempio che Gesù non è stato affatto ‘divinizzato’ dal Concilio di Nicea, ma che le affermazioni della sua divinità sono tutte nel Nuovo Testamento; il Concilio si è limitato – come del resto ha sempre fatto la Chiesa – a riaffermare la verità tradizionale contro chi, Ario in questo caso, la metteva in dubbio. Oppure, che il misterioso Priorato di Sion è stato fondato nel 1956 da un tale Piere Plantard, il quale nel 1937 aveva già fondato un gruppo antisemita e in seguito si fece un anno di carcere per una brutta storia di corruzione di minorenni. Come aveva ragione Chesterton: «Da quando gli uomini non credono più al vero Dio, non è che non credano a niente: credono a tutto».

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