Un Prozac da 186 milioni di dollari
Riprende a montare la tensione sul fronte della Corea del Nord. Washington ha messo in stato di allerta alcuni bombardieri di lunga portata B-1 e B-52 di stanza nel Pacifico. E il Segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld ha spiegato come la Corea del Nord sia un pericoloso “regime terrorista”, paventando il rischio che possa vendere armi o tecnologia nucleare ad organizzazioni terroristiche o altri “stati canaglia”. Rumsfeld è uno dei falchi dell’Amministrazione Bush e altri membri della stessa hanno definito eccessive queste sue dichiarazioni, segnalando comunque che si voleva mandare un messaggio chiaro a Pyongyang e che tale messaggio è giunto a destinazione. Com’era prevedibile, Pyongyang ha minacciato una guerra totale se venissero attaccate le sue basi nucleari. Gli attacchi preventivi non sono un’esclusiva made in Usa, hanno fatto intendere gli orientali. Washington ha così “sollecitato” la Corea del Nord a non giocare col fuoco, confermando tuttavia la convinzione che si può trovare una soluzione diplomatica. In altre parole, gli Stati Uniti perseverano nel tenere nel congelatore la crisi nordcoreana almeno fino a che non avranno risolto quella irachena.
Interessi da Nobel
Intanto un convoglio di cinque autobus con circa 100 turisti sudcoreani ha attraversato la frontiera tra le due Coree costituendo il primo traffico ordinario attraverso la zona smilitarizzata dalla fine della guerra. Tra gli ospiti a bordo anche Chung Mong Hun, uno degli eredi del colosso Hyundai e presidente onorario della ditta Hyundai Asan che dal 1998 organizza visite turistiche al nord. Mr. Chung è uno dei personaggi chiave nella vicenda dei pagamenti che il governo sudcoreano avrebbe fatto al nord per organizzare l’incontro a Pyongyang tra i due presidenti Kim. Sembrerebbe che lo storico incontro del 2000, per cui Kim Dae Jung ha ricevuto anche il premio Nobel per la pace, non sia stato l’esito di un’eroica impresa diplomatica, quanto quello di una banale compravendita. Dopo tre mesi di investigazione, i revisori fiscali di Stato sudcoreani hanno dichiarato che, una settimana prima del summit, 332 milioni di dollari furono trasferiti segretamente dalla banca di stato Korea Development Bank alla Hyundai Merchant Marine, di cui Chung è uno degli azionisti di maggioranza. A sua volta la Hyundai Merchant Marine avrebbe inviato direttamente al Nord 186 di questi milioni per convincere Kim Jong Il ad incontrare Kim Dae Jung e tenuto per sé i rimanenti 146. In considerazione della delicata situazione politica internazionale, le autorità giudiziarie competenti hanno deciso di congelare le indagini giudiziarie. Ma la bufera è stata solo rimandata. Lo stesso Kim Dae Jung ha dichiarato che ci sono “cose che non possono essere rivelate” per quanto riguarda le trattative con il Nord e che lui, come capo di Stato, è stato costretto a compiere “numerose scelte difficili”. Nessuno dubita della buona volontà di Kim Dae Jung; rimane però il dubbio che agendo in questo modo abbia dato fiato ad un regime sull’orlo del collasso, e magari ne abbia anche pagato lo sviluppo nucleare. Infine è ovvio che se al Nord hanno deciso di accettare l’incontro solo dietro una cospicua bustarella, diventa più difficile credere che possano essere sinceramente interessati ad un vero dialogo diplomatico.
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