Per un pugno di voto

Di Rodolfo Casadei
20 Maggio 2004
E' l’Amministrazione Usa, non i nostri “indignati speciali”, che ha fatto opera di trasparenza e pubblica ammenda, rivelando le torture, offrendo ai media le immagini e portando nei tribunali i soldati che hanno disonorato la bandiera delle democrazie. E allora, alla luce di questi fatti (e di altri, come le quotidiane stragi e teste mozzate di americani che non riempiono di foto le pagine dei nostri giornali) perché l’opposizione continua a sollevare polveroni e a suonare la tromba della ritirata? Perché all’opposizione sembra che interessino solo le elezioni, l’ideologia antiamericana e la speculazione anti-Berlusconi, come si desume dalle dichiarazioni di questi suoi undici campioni?

«Non ci possiamo accontentare del dolore presunto di Berlusconi. Assuma un’iniziativa formale di condanna presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma e dichiari per questo motivo non utile la visita di Bush in Italia il 4 giugno».
Paolo Cento (Verdi), 10 maggio

«Trovo del tutto inopportuna questa visita dopo che Bush ha confermato Rumsfeld e anzi ha detto che sta facendo benissimo, quando Rumsfeld è il principale responsabile politico di quanto sta accadendo in Irak… Le ultime notizie sui detenuti pongono l’atteggiamento dell’amministrazione Bush in completa rotta di collisione coi valori democratici che il popolo americano ha portato avanti anche per la Liberazione».
Luciano Violante (Ds), 11 maggio

«Berlusconi va da Bush: e cosa gli va a dire? Che è il più fedele alleato nelle torture? L’unica cosa che non si può fare è che l’Italia sia complice di un paese che tortura».
Piero Fassino (Ds), 11 maggio

«Gli italiani veri si mobilitino per imporre a questo governo di disporre il ritiro dei nostri soldati in Irak, onde evitare di essere oltremodo accomunati alle forze di occupazione che stanno togliendo dignità a quel paese».
Antonio Di Pietro, 8 maggio

«Da quanto sta emergendo è chiaro che il governo quanto meno non poteva non sapere e, comunque, doveva sapere dell’inumano trattamento riservato ai detenuti in Irak… Il governo doveva pretendere dagli Stati Uniti di essere trattato come un partner e non come un cagnolino scodinzolante».
Antonio Di Pietro, 12 maggio

«Dopo lo scandalo delle torture da parte dei soldati americani e britannici è un dovere morale ritirarsi dall’Irak… (Ezio) Mauro ha ragione: bisogna salvare l’Occidente, fare capire al mondo che non siamo tutti uguali, tutti occupanti, tutti torturatori. Di fronte a quanto è accaduto occorre un gesto di altissima indignazione morale e civile che dica al resto del mondo: non si può esportare la democrazia con la guerra e la violazione dei diritti umani. Un gesto che indichi chiaramente agli arabi e a tutti che esiste un altro Occidente che non ha dimenticato i suoi valori. Questo gesto non può che essere il ritiro delle truppe occupanti (e tra queste quelle italiane) dall’Irak».
Pietro Folena (Correntone Ds), 10 maggio

«Le torture nelle carceri irakene ed afghane sono un fenomeno gravissimo, anche perché non si tratta di casi isolati, ma di un vero e proprio metodo barbaro e terrorista eretto a sistema. È uno dei frutti avvelenati di una sorta di fondamentalismo occidentale che descrive gli altri come il male, privandoli anche della dignità di esseri umani».
Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 6 maggio

«Il fatto che diciate di non sapere nulla trascina su di voi una responsabilità enorme… Nella sua storia l’Italia è stata alleata ma non suddita degli Stati Uniti. Voi avete buttato all’aria tutto e ci avete reso irrilevanti. Porterete sulle vostre spalle per decenni la responsabilità di quanto in Irak è accaduto e accadrà».
Dario Franceschini (Margherita), 12 maggio

«Ci sarebbe un solo modo decente di restare in Irak: fare dei nostri militari il nucleo di una brigata europea che aiuti gli iracheni a cacciare via gli occupanti anglo-americani. Sarebbe un importante rovesciamento di fronte, l’esercito italiano lo ha fatto già un’altra volta, anche prima che lo ordinasse sua maestà il re, e ha fatto bene. Niente fuga codarda, dunque, come ci rimprovera il superfalco Giuliano Ferrara, quando parla di una Europa sorniona, impotente, incapace di scelte e impegno. Diciamolo una volta per tutte: noi non abbiamo paura di combattere, e nemmeno siamo partigiani della non violenza a tutti i costi; se c’è da fare una guerra di difesa e di liberazione, cercheremo almeno di rispettare la convenzione di Ginevra, che l’Occidente “democratico” si mette tranquillamente sotto i piedi, orgoglioso del fatto che qualche giornalista curioso riesce poi a violare l’omertà del Pentagono e pubblica le foto. L’Europa sarà impotente e sorniona solo fino a che si sforzerà di credere che i suoi interessi sono quelli dell’Occidente “amerikano”, mantenendo la posizione di “accodata” che è concessa all’Italia nella coalizione dei volonterosi alleati di Bush e Blair. Siamo accodati perché non ci crediamo davvero, perché i popoli della vecchia Europa non credono davvero alla guerra di Bush, e traccheggia come i tanti tricicli che ingombrano le strade della politica italiana. L’Occidente della coalizione a cui noi siamo stati con riluttanza accodati non è quello dell’Europa; e anzi, sempre più chiaramente, si svela come il vero nemico della pace, cioè anche dei valori europei a cui la nostra civiltà è legata. Riconoscere il vero nemico è la prima condizione per uscire dalla neghittosità codarda».
Gianni Vattimo, “Non possiamo che andarcene da lì”, il manifesto, 11 maggio

«Il governo italiano deve dimostrare la propria estraneità alle torture inflitte ai prigionieri irakeni».
Tana de Zulueta, 11 maggio

«Ministro Martino le chiedo con semplicità, come ministro e come uomo: non prova vergogna? Bush sapeva da più di un anno delle torture non come episodi ma come fatto sistematico. Il governo dice che non sapeva nulla. Se voi sapevate come credo, siete complici dei torturatori, se non sapevate allora siete trattati dagli Stati Uniti come sguatteri e non avete nemmeno protestato… Cosa avete fatto? Siete corresponsabili. Uno dei funzionari addetti alla vigilanza sulle carceri irakene è italiano, come italiano è il vicegovernatore del sud dell’Irak; e voi dite che non sapete nulla… Finora avete detto una serie di bugie per coprire questa sporca guerra del petrolio. Vergognatevi. Chiediamo un immediato ritiro delle truppe. Dopo di che, questo governo corresponsabile di fatti terribili, deve tornare a casa; voi state disonorando l’Italia».
Oliviero Diliberto (Pdci),
12 maggio

«Per ragioni che concernono l’inchiesta sui militari italiani vittime da contaminazione da uranio impoverito, sono venuto a conoscenza da fonte militare presente in Irak che, perlomeno dal mese di settembre, i carabinieri erano a conoscenza che nelle carceri irachene sotto comando anglo-americano avvenivano torture… Ho mantenuto discrezione finora perché sono membro del comitato. Ma dopo le dichiarazioni della vedova del maresciallo Bruno e quelle del colonnello Burgio, intendo confermare per testimonianza diretta che la tortura è un metodo sistematico utilizzato dalle forze occupanti in Irak».
Luigi Malabarba (Prc), 12 maggio

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