Un tavolo per il biotec
Caro Direttore, ho seguito con divertimento, ma con scarsa crescita personale, la polemica “tra amici” divampata di recente sulle colonne del Tuo settimanale riguardo ai cibi transgenici. E vorrei fare una piccola proposta. Dico subito che per carattere non sono un purista, che l’espressione “alimento geneticamente modificato” non mi fa nessuna paura – se mai m’ispira lo spunto per qualche raccontino comico – e che l’idea di aver già consumato molte volte cibi del genere non mi fa né caldo né freddo. Non scrivo, perciò, in difesa dei cibi “naturali” (a meno che qualcuno non voglia eliminare per normativa europea quelli che possiedono una connotazione culturale, come accade con il più pregiato formaggio del mondo, il Bettelmatt, che è davvero un bene culturale in pericolo).
Trovo tuttavia che il dott. Morandini dovrebbe fare più attenzione a un preciso punto della discussione, che la lettera – così vituperata – del dott. Cappello ha messo in luce, sia pure in termini sbrigativi, quando scrive che “la tecnologia non è mai neutrale”. Il dott. Morandini risponde in tono sprezzante: “Ho portato delle ragioni fondate su evidenze. O risponde al merito di quelle evidenze e ragioni…”
A me pare che tocchi, invece, al dottor Morandini approfondire la sua posizione sulla base della provocazione del dott. Cappello. Da cent’anni sappiamo che la scienza non si giustifica in base ai risultati che ottiene; il problema della modificazione genetica non si pone perciò solo in termini di “innocuo” o “dannoso”, perché investe il fondamento antropologico della scienza.
La liceità o meno della modificazione genetica non è una questione genetica – non solo, ma di fronte a questi problemi chi si giustifica con attestati, sia pur credibilissimi, di non nocività, è fuori strada.
Una discussione è seria solo quando i contendenti sono realmente disposti a imparare qualcosa di nuovo, senza ripararsi dietro ciò che hanno già acquisito. Propongo perciò che, invece di stappare quella stupida bottiglia di Pulcino, ci si trovi intorno a un tavolo, magari alla presenza di un pubblico, e soprattutto alla presenza di altre persone in grado di aiutarci ad andare al fondo del problema. Fondo che non mi pare sia stato toccato.
Cordialmente Luca Doninelli.
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