Un tempo pareva un gioco la geometria perfetta del colonnato di San Pietro, ma ora non più

San Pietro, le dieci di una sera di marzo. In fondo la basilica illuminata e davanti, buia, la piazza deserta. In alto, nel cielo chiuso dentro i confini del colonnato, una geometria irregolare di stelle. L’eco delle auto da via della Conciliazione si zittisce ai bordi della piazza. Anche tu entri camminando piano, come per non fare rumore.
Tacciono le fontane senza zampillo d’acqua, e due gabbiani volteggiano bassi, silenziosi.
Tre finestre del Palazzo Apostolico sono illuminate, all’ultimo piano. Una è quella della stanza in cui morì Giovanni Paolo II. Ma non è, scopri voltandoti, del tutto vuoto il sagrato. Appoggiata a una fontana c’è una donna, non giovane, in piedi. Sta immobile con lo sguardo fisso verso la terza finestra da sinistra, la più lucente, la finestra dietro a cui morì il Papa. Negli occhi intenti che non si accorgono di chi le passa accanto è evidente una tensione di preghiera ostinata. La donna sta pregando per qualcosa, per qualcuno, con una determinazione assoluta segnata nelle rughe sulla faccia. Tremi a pensare per chi, e per che cosa domandi. Non si prega così, rigidi come sentinelle nella notte, per una grazia da poco.
I tuoi passi ti portano verso un lato del colonnato, attratti da qualcosa che sembra una melodia. Già: strano, ma qualcuno suona un’armonica, a quest’ora, nella piazza vuota. È un uomo sui cinquanta, male in arnese, un mendicante che vive delle monete dei turisti. Ma non ci sono turisti stanotte a San Pietro, e ti meraviglia quell’uomo solo che suona apparentemente per nessuno. La gratuità di quelle note semplici nel buio e nella immensità del sagrato vuoto carica di mistero la notte a San Pietro. Roma è a pochi metri, corrono i fari delle auto, fumano e litigano pigramente di Champions league i tassisti al parcheggio. Di qua, da questa parte è un’altra città – dentro le sue colonne possenti.
Arriva una famiglia di stranieri con due bambini, che sbalorditi da quello spazio immenso prendono a correre, a rincorrersi come fanno le rondini al tramonto attorno ai campanili. Verso nord lampeggiano le luci di un aereo che, chissà da dove, s’abbassa lento su Roma. E tu vai in quel punto della piazza dove tuo padre quando eri bambina ti mostrò che le colonne appaiono perfettamente allineate, falange di marmo, baluardo a difesa. Le colonne di San Pietro si allineano ancora. Ma allora quella geometria perfetta ti sembrò un gioco. Stanotte, tra pellegrini che bussano ostinati a una finestra accesa e mendicanti che suonano gratuitamente, per nessuno, l’ellisse del colonnato nel buio è metafora di pietra, centro del mistero, sotto a questo sterminato cielo di stelle.

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