Un wine bar su ogni treno
Il treno evoca l’avventura, l’incontro, il dialogo inaspettato, la malinconica visione di un paesaggio. Un treno che parte e un treno che arriva, alla stazione di paese, ha sempre un effetto magico come le diligenze dei film che giungevano sulla piazza. Nei giorni scorsi a Villa Carlotta di Belgirate si è parlato della ristorazione su rotaia e, la cosa più curiosa, è stata scoprire che 100 anni fa erano molto più attrezzati di oggi. Sui mitici “Wagon Lits”, ispiratori di film e romanzi, c’erano il pianoforte, la cappella, la sala ristorante e la biblioteca. Parlare oggi di gusto sui treni è quasi come un “A ridatece un mito”. Pierdomenico Garrone, presidente dell’Enoteca Piemonte e abile uomo di comunicazione, ha sposato la proposta di Papillon: un wine bar su ogni treno a lunga percorrenza, con la possibilità del “piatto di viaggio”, ma che non sia il frutto di un catering o di un fast food. Torni ad essere, invece, l’esercizio di quell’alta cucina di 100 anni fa. «Ma sui treni – ha detto Gianpaolo Sodano, presidente della Eagle Pictures ma anche del Club Papillon della Tuscia – oggi non ci sono nemmeno i giornali e neppure l’attacco di corrente per il computer». Perché chi vuole pagare e avere un servizio non può, dopo quella demagogica uguaglianza (sovietico-comunista!) per cui i passeggeri sono tutti uguali. Che sete di mito. Voglio viaggiare con un bicchiere di Aneri, il Prosecco del Quirinale!
massolon@tin.it
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