UNA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA LIBERTA’
In Europa s’avanza un pericoloso laicismo. Anche il Papa, ricevendo i vescovi della Chiesa spagnola, si è detto preoccupato per un atteggiamento culturale che mira «alla restrizione della libertà religiosa fino al disprezzo o all’ignoranza della religione, relegando la fede nella sfera della vita privata e opponendosi alla sua espressione pubblica». I segni sono fin troppo evidenti e non è un caso che, a tema del XIII convegno nazionale teologico-pastorale che inizia oggi a Roma, ci sia proprio la domanda: “Quale spazio per il Cristianesimo nella nuova Europa?”. «Mi verrebbe da rispondere con una battuta» dice a Tempi monsignor Rino Fisichella, vescovo ausiliare di Roma e rettore dell’Università Lateranense, che domani, con Giuliano Ferrara e Massimo Cacciari, dialogherà sul tema del convegno. «Sicuramente – prosegue – lo spazio più grande possibile. è impensabile un’Europa senza cristianesimo. Io credo che i cristiani debbano, in questa nuova Europa, avere una presenza sempre maggiore che abbia come compito quello di difendere il concetto stesso di libertà. Un concetto che l’Europa non s’è data nel 1700, ma molto prima, intorno al IV secolo, quando il cristianesimo ebbe la profonda intelligenza di assumere tutta la positività della cultura greco-romana inserendola all’interno dell’orizzonte della fede e ispirando, a partire da questo, un cultura nuova intesa nel senso più ampio del termine. Un cultura che comprendeva stili di vita, una nuova visione del mondo, norme del diritto, norme del commercio, aspetti etici della vita quotidiana. Un’Europa che dimenticasse quanto è accaduto nel IV secolo, premessa fondamentale per tutto ciò che è avvenuto in seguito, sarebbe un’Europa che non creerebbe mai un vero progresso culturale. In questo senso i cristiani sono chiamati ad un grande impegno: tenere alto e fermo quello che è un concetto basilare di ogni società, il concetto di libertà».
Eppure oggi l’Europa sembra non aver spazio per questo cristianesimo. Non ha spazio la Spagna “zapatera” che, dall’apertura sulle unioni gay al tentativo di togliere l’ora di religione nelle scuole, sembra non perdere occasione per tentare di cancellare le proprie radici cristiane. Non ha spazio l’Unione Europea che, di quelle radici, preferisce non sentir parlare nascondendole sotto un più neutro e politically correct “eredità religiose”. E anche l’Italia, a giudicare da ciò che sta accadendo attorno al tema della fecondazione assistita, sembrerebbe non aver più tanto voglia di una Chiesa che esprime pubblicamente ciò che pensa e crede. Ma allora è la Chiesa che ha abbandonato l’uomo o l’uomo che ha abbandonato la Chiesa? «Io penso – continua Fisichella – che l’Europa e l’Occidente in generale stiano vivendo oggi un cambiamento epocale. Siamo in un momento di transizione e, all’orizzonte, si apre una nuova epoca. Un’epoca in cui verranno a modificarsi i concetti fondamentali che hanno segnato la storia dell’Occidente: quello di natura, quello di uomo e quello di vita. Queste sono le sfide che si aprono dinnanzi a noi, sfide che possono essere affrontate solo se alla base sta un corretto concetto di libertà. Purtroppo noi, in Europa, siamo davanti ad una duplice realtà: da un lato ci sono paesi in cui la libertà e la democrazia sono ormai radicate, dall’altro ci sono paesi che hanno scoperto questi concetti solo negli ultimi 10-20 anni. Il problema è che nei paesi in cui il concetto di libertà era ed è radicato, si sta assistendo ad un progresso che, per essere tale, ha necessità di marginalizzare alcuni gruppi, ad esempio i cristiani, presenti nella società. La libertà è ridotta a sopportazione. Essere liberi, oggi, significa sopportare la presenza di tutti, in particolare quelle minoranze o quei gruppi che vengono identificati come ostili al progresso. Oggi un gruppo consistente di persone come i cristiani viene classificato come conservatore e identificato come un impedimento allo sviluppo della società».
UNA QUESTIONE PRIVATA
Il punto è proprio nel passaggio dall’identificazione all’azione. E, nel frattempo, la “crociata anticristiana” avanza inesorabile. «Ci sono numerosi elementi che evidenziano un’offensiva anticristiana. Dirò di più. A me sembra che questi elementi partano da una matrice comune: la soggettivizzazione della fede. Oggi si è arrivati, attraverso un processo tipico della secolarizzazione, a considerare la fede non più come un apporto pubblico, ma come un sentimento che deve essere vissuto nel privato. Questo per noi è inaccettabile perché significa la distruzione stessa della fede cristiana che è sempre un atto pubblico e, in quanto stile di vita, incide sempre e dovunque operi. Questa soggettivizzazione ci porta a cadere in una duplice trappola: la prima, l’ho già detto è quella di considerare la fede come un fatto privato, la seconda è quella di giudicare privatamente l’essere credente o meno senza più un riferimento alla comunità e quindi a quelle regole comuni che sono peculiari, ad esempio, del vivere delle Chiese». Il pensiero corre veloce al referendum sulla fecondazione assistita e monsignor Fisichella ci tiene a entrare nel merito di ciò che sta accadendo: «Oggi si sta sviluppando una mentalità sempre più forte, ma del tutto immotivata, secondo cui il diritto soggettivo ha la priorità e la preminenza sul diritto. E più importante, ad esempio, il diritto a voler diventare madre quando si vuole. O il diritto ad avere leggi che modificano il concetto stesso di matrimonio. O il diritto ad intervenire sulla sperimentazione solo ed esclusivamente per arrivare a conquiste che sono soltanto ipotetiche. Questo porta a dire che siccome la Chiesa non condivide questa impostazione, è contro la scienza e il progresso. Quasi dimenticando che la scienza non è mai neutrale e non esiste conquista scientifica senza una scelta filosofica alle spalle. Sulla legge 40, poi, quello che più temo, è che sia stata sottoposta ad una lettura ideologica. Non possiamo dimenticare che il Parlamento ha lavorato per più di sei anni su questa legge e, nonostante questo, il giudizio che è stato dato è che si tratta di una legge voluta dei cattolici. Questo è il problema di fondo. Questa legge non è in primo luogo in riferimento alla fede, ma è in riferimento alla dignità della persona che significa dignità della donna, della coppia e della vita umana presente in un embrione. Dov’è allora che entra la Chiesa? Noi entriamo nel momento in cui i cattolici, come cittadini, sono chiamati ad esprimere il loro giudizio. In questo caso i pastori hanno il compito di illuminare la coscienza dei cattolici alla luce di quelli che sono i princìpi fondamentali della fede e della morale. Questo non è un’ingerenza negli affari di uno Stato. Siamo intervenuti nel dibattito sulla legge 40 perché riteniamo che sia nostro compito difendere il concetto di vita e di natura. Se una legge tocca questioni etiche noi dobbiamo far sentire la nostra voce».
E perché vi siete fatti sentire con un richiamo all’astensione? «Noi non abbiamo mai ricercato e voluto un referendum. Questo referendum è il frutto della volontà di coloro che volevano abrogare questa legge. Inoltre, noi non riteniamo che questa legge sia una legge cattolica. Pensiamo che sia una legge in cui il legislatore ha raggiunto un grande equilibrio, ma non la riteniamo affatto ispirata ai nostri principi. Terzo noi siamo convinti che, qualsiasi modifica richiesta dai quesiti referendari, potrà soltanto peggiorare la legge. Non capisco, perciò, perché ci si vuole obbligare a partecipare a qualcosa su cui abbiamo già espresso un giudizio. Soprattutto quando lo stesso legislatore consente che, davanti ad una consultazione referendaria, il parere del cittadino possa essere espresso anche attraverso la non partecipazione al voto».
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