UNA “CHARTA” PER L’AMBIENTE

Di Valenti Annalena
10 Giugno 2004
«Stimatissime amiche, ecco il comunicato stampa che annuncia la presentazione ad Assisi della Charta dei Cristiani per l’Ambiente»

«Stimatissime amiche, ecco il comunicato stampa che annuncia la presentazione ad Assisi della Charta dei Cristiani per l’Ambiente». Così scrive anche a me Antonio Gaspari, comunicandomi la bella iniziativa. Se ne sentiva il bisogno, non credete?, in un’Italia dove le associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori non sono nient’altro che l’alter ego della politica (vero Codacons che avete fatto l’ennesimo partitino, e l’ennesimo della sinistra?), e di una politica che non sa far altro che creare allarmismi, cercare ovunque sempre e soltanto scandali (naturalmente finché ci sarà al potere quel “fascista” di Berlusconi), catastrofi, apocalissi. Così è un piacere sentire di «una Charta che rifiuta la visione di una natura divinizzata e immobile». Fa piacere leggere che i promotori di questa Charta (ben venti associazioni, tra cui anche la mia preferita, l’Umana dimora) auspicano «Una cultura ambientale che guardi all’uomo con più ottimismo. Un uomo che non è maledizione ma benedizione del pianeta. Uomo che è ricchezza e non impoverimento per il mondo. Uomo la cui prole suscita speranza e non disperazione». Fa piacere sentir parlare di un ambiente inteso come casa e come risorsa, «un ambiente che si arricchisce del lavoro dell’uomo e che moltiplica i suoi frutti grazie allo sviluppo ed all’applicazione delle nuove tecnologie». Mi dicono che il fondatore di Gaia, il gruppo ambientalista più ideologizzato, ha di recente raccontato sulla prima pagina di un prestigioso quotidiano francese la conversione sua e del suo movimento all’energia nucleare, dice lui, «la fonte di energia più pulita». Dopo che per tanti anni questo genere di ecologisti han fatto guerra al nucleare (e adesso sappiamo che gli sponsor delle loro campagne di anni Settanta e Ottanta erano i petrodollari arabi) adesso si pentono. Speriamo che anche questa non sia una conversione politica (la Francia sta costruendo un nuovo reattore nucleare). Aveva ragione Guareschi: «L’uomo si sta comportando come chi, avendo una bella pesca, butta via la polpa per risucchiarsi il nocciolo». Dove la polpa «sono i miliardi di uomini, che dalla creazione del mondo ad oggi, sono passati sulla terra lasciando qualcosa di sé: pensieri, dolori, gioie, eroismi, speranze, preghiere» (Giovanni Guareschi, La calda estate del Pestifero).

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