Una dama d’altri tempi per la frenetica Milano

Alle 7.25 di una mattina feriale incroci, tra la gente che da corso Buenos Aires si avvia veloce verso il metrò di Loreto, un viso che non ti aspetteresti a quell’ora, nello sciamare di impiegati e di ragazzi verso scuola. È una vecchia signora, ma diversa dalle altre. È lì ferma che aspetta il verde del semaforo, assorta, come lontana da questa folla che le scorre accanto. Il portamento eretto in un cappotto di lana d’altri tempi, una spilla di perle puntata sul bavero, la vecchia è molto pallida. L’età lascia però trasparire ancora il volto della fanciulla che è stata: occhi grandi e come smarriti, il profilo sereno e i capelli candidi, raccolti in una coda sulla nuca e lucenti. Bella ancora, in questi suoi ottant’anni, e così singolarmente fine con quel vecchio paltò e le perle, tra i giubbotti e i jeans stracciati dei ragazzi che la sfiorano con gli zaini in spalla. Te la immagini uscita da una vecchia casa di Porta Venezia, di quelle dei primi anni del Novecento, coi fregi Liberty sulla facciata. Una casa troppo grande ormai e vuota, tranne forse che per un gatto, vecchio anche lui, e con i mobili pieni di abiti d’altri tempi, ben conservati dietro le ante scure odorose di naftalina. Foto ingiallite nelle cornici d’argento in salotto, di bambini ormai da tanto tempo cresciuti, e forse della vecchia signora con un tailleur pastello, sorridente, in Riviera, durante il viaggio di nozze.
Ma ora è sola davanti a quel semaforo. Traversa a piccoli passi prudenti. Ti volti ancora a cercarla ma già è sparita, come trascinata nel gorgo della folla giù per le scale del metrò. Dove andrà, così di buon mattino, l’antica dama, e in metrò per giunta, che alla sua età fa un po’ di paura? Ti viene in mente che gli ospedali fanno gli esami del sangue a quest’ora, e pensi a quel pallore estenuato, all’espressione assorta della sconosciuta, come già estranea in questa piazza così brutta e viva. Come inseguita, e pensosa del tempo ormai breve. Ma dignitosa, come si insegnava in altri tempi alle ragazze di buona famiglia, ha trovato ancora il tempo di appuntare sul bavero le sue belle perle. Solo, negli occhi, quel dolce smarrimento, come di chi si chieda dove sono andati tutti, marito e figli ed amici, lei così sola stamane tra la gente distratta. Chissà dove andava, ti domandi senza riuscire a scordare quegli occhi, mentre qualcosa ti ha artigliato al petto e non ti lascia. Come se una mattina, per caso, fra i passanti avessi incrociato il tuo destino, il tuo e di tanti altri, ridenti, chiassosi sul metrò che corre veloce sotto Milano.

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