Una domanda di ampio respiro

Di Tempi
02 Maggio 2002
È da pazzi chiedersi le ragioni di ciò che l’evidenza dimostra come fatto Aristotele, Topici I, 11, 105a 3-7

Una domanda di ampio respiro

Siccome non è certo che una persona che respira in terapia intensiva sia effettivamente in vita, non può essere determinato se colui che ha staccato il respiratore ha commesso un omicidio. E quindi la Corte lo proscioglie. Questa è la prima motivazione della sentenza assolutoria della Corte di appello di Milano nel caso Forzatti.

Domanda: secondo voi, una persona che respira è viva o no?

Una domanda di monsieur De La palisse

«La corte di Milano ha accolto la tesi dei difensori per i quali, di fronte all’ultimo controllo clinico che un’ora e dieci minuti prima del gesto di Forzatti aveva testato nella donna l’esistenza di una residua attività cerebrale, non spettava all’imputato dimostrare che quella attività non fosse più esistente ma toccava all’accusa provare che perdurasse al momento del blitz di Forzatti in ospedale». (Corriere della Sera, giovedì 25 aprile 2002)

Dunque, secondo i giudici di Milano, l’accusa avrebbe dovuto provare

che prima di morire la vittima

era ancora in vita.

Domanda: secondo voi, è normale che una persona sia morta fino a prova contraria? E che dunque, in un processo per omicidio, l’accusa debba provare che la vittima fosse “stranamente” in vita nel momento

in cui veniva fatta morire?

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