UNA “FAMIGLIA” DEPISTA LA COMMISSIONE D’INCHIESTA?

Caro direttore, la grancassa della disinformazione riparte. Mentre una Commissione parlamentare di inchiesta sta raggiungendo risultati obiettivi per consegnare alla magistratura prove reali sulle modalità di svolgimento dei fatti conclusisi tragicamente con la uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sulle vere ragioni dell’agguato e sui componenti del commando assassino da sottoporre a processo penale, ora che la ricostruzione è finalmente possibile dopo il ritrovamento dell’auto su cui i due giornalisti si trovavano quando furono assassinati a Mogadiscio nel marzo di undici anni fa, riprende la campagna di mistificazione di quella verità di cui i risultati dei lavori della Commissione saranno puntuale riflesso, e che si intende di nuovo soffocare per interessi assolutamente da chiarire. Alcuni dati certi. I due giornalisti furono oggetto di interesse di bande criminali a fine di sequestro in quanto di provenienza occidentale, presumibilmente per ritorsione dovuta al contesto politico; un sequestro tramutatosi nel duplice omicidio per la sicura circostanza che i sequestratori risposero al fuoco dell’uomo della scorta di Ilaria e Miran, il quale, dunque, sparò per primo.
Tutte le questioni relative alle causali indicate da una campagna di stampa decennale, basate sulla scoperta di illeciti traffici di armi, di rifiuti, di episodi di mala Cooperazione, una scoperta attribuita ai due giornalisti che proprio per questo motivo si sarebbero consegnati ai loro carnefici, sono smentite dagli accertamenti effettuati. Nella migliore delle ipotesi, non sono provate.
La Commissione d’inchiesta si è soffermata a lungo, e con particolare attenzione, sulla questione della gestione illecita di rifiuti. Tutte le evidenze anche in questi giorni oggetto di interesse della stampa si sono rivelate una impostura frutto della peggior disinformazione. La scorsa settimana il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli, componente (autosospeso) del nostro organismo di inchiesta, e alcuni giornalisti di Famiglia Cristiana di cui la Commissione da me presieduta si è dovuta privare per diverse ragioni, hanno tenuto una conferenza stampa per raccontare di un viaggio in Somalia e del presunto “ritrovamento” attraverso l’uso di un magnetometro (che segnala la presenza di sostanze ferrose) di fusti di rifiuti interrati sotto la strada che collega le località di Garoe e Bosaso, costruita con i fondi della Cooperazione.
Un autorevole esponente politico somalo, Beri-Beri, presente alla conferenza stampa, non solo per il pubblico somalo ha smentito le verità dell’onorevole Bulgarelli certificando che le trapanazioni sulla strada Garoe Bosaso nei luoghi indicati da un sedicente “pentito” avevano dato esito negativo. Ma evidentemente lo stesso onorevole Bulgarelli ha avuto paura di trapanare la strada dove il rilevatore utilizzato segnalava la presenza di ferro. Bastava trapanare! Non si è fatto! Perché? Dunque, l’affermazione dell’onorevole Bulgarelli è quanto meno non provata.
Nessuno vuole guardare in faccia la tremenda realtà per cui Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono tra i primi operatori del giornalismo italiano ad essere vittime di una barbara aggressione politica, come sarebbe accaduto nei tempi attuali per altri loro colleghi. Alcuni uccisi a seguito di sequestro, come Enzo Baldoni, ed altri rilasciati, come Giuliana Sgrena. In quanto giornalisti ma soprattutto in quanto occidentali.
Carlo Taormina
presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Grazie, Presidente. Se possiamo aggiungere qualcosa di nostro, diremmo che sulla teoria del complotto ci campano. Anche noi non abbiamo capito bene a cosa miri quest’opera di disinformazione. Fatto sta che non ne vogliono proprio sapere di ammettere che laggiù avevamo e abbiamo dei puri e semplici nemici, che se va bene sequestrano i nostri e li rilasciano in cambio di riscatti miliardari. Se va male, come è accaduto a Ilaria e Miran (e poi agli altri in Irak) li ammazzano. Il vescovo di Mogadiscio era stato ammazzato già alla fine degli anni ottanta, Annalena Tonelli agli inizi del 2000, Ilaria e Miran giusto a metà degli anni ’90. Durante questi anni sono stati ammazzati parecchi altri occidentali, coincidenza vuole, man mano che penetrava e si organizzava in Somalia una fitta rete di islam fondamentalista e jihadista. Che la volontaria Annalena Tonelli è stata uccisa dai qaedisti lo ha scritto per primo Rodolfo Casadei su questo giornale nel gennaio 2004 (e la notizia è stata confermata da fonti autorevoli internazionali nel gennaio 2005). Così come del caso Ilaria e Miran, il nostro (e ora di Libero) Maurizio Zottarelli documentò a suo tempo (vedi Tempi del 12 maggio e 16 giugno 1999) la risibilità delle ricostruzioni complottistiche fatte da una certo Tg3&Famiglia.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.