Una holding per Walter

Di Attrotto Saverio
19 Dicembre 2002
Chi la chiama Campidoglio Spa, chi la Veltroni&Co. Il sindaco di Roma si appresta a controllare con l’amico Chicco Testa circa 2.065 milioni di euro

Qualcuno la chiama Newco, che sta per New Company. C’è chi preferisce un nome degno della Capitale, come Campidoglio SpA, e chi dice semplicemente “nuova holding comunale”. Ma i più smaliziati suggeriscono: Veltroni&co. Chiamatela come vi pare, la sostanza rimane quella: il sindaco di Roma Walter Veltroni si appresta a varare un progetto di dimensioni ciclopiche, quello di raccogliere in un corpo unico tutte le aziende controllate e partecipate del Comune. Una galassia di 83 società, con 26mila dipendenti e un giro d’affari di 2.065 milioni di euro. Numeri da capogiro, per un gruppo economico che sarà il più grande di tutto il centro-sud. La nuova società controllerà una rete di interessi che vanno dall’energia elettrica ai trasporti, dall’acqua alla raccolta dei rifiuti, dagli aeroporti alle manifestazioni fieristiche. Tutti i principali servizi di pubblica utilità, insomma. Un’operazione finanziaria cui si lavora da mesi e che ora sta per entrare nella fase cruciale. Secondo uno schema caro da sempre alla sinistra: la creazione di una struttura fortemente centralizzata, una stanza dei bottoni attraverso cui gestire tutti i servizi della Capitale. E tanti saluti a chi si batte per il decentramento economico e amministrativo degli enti pubblici.

Un’idea economically corret
L’idea della mega-holding si fa strada poco dopo l’elezione al Campidoglio di Veltroni. Per risolvere un problema lasciato in eredità dall’amministrazione Rutelli: come controllare le potenti aziende comunali romane? Dopo la privatizzazione che ha trasformato le municipalizzate in società per azioni il cui pacchetto è detenuto quasi interamente dal Comune stesso, gli amministratori delle aziende si sono resi quasi indipendenti: fanno investimenti, comprano e vendono azioni, partecipano a gare d’appalto fuori dal territorio comunale, si gettano in nuovi business lontani dalle competenze originarie. E, soprattutto, sfuggono alle verifiche del Consiglio comunale. Il Comune ha provato a fare l’azionista, senza riuscirci. Che fare? La holding è uno strumento economically correct, che può permettere al Comune quel giro di vite necessario per riportare all’ovile le pecorelle smarrite. E così Veltroni affida l’incarico di preparare lo statuto della nuova società all’assessore al bilancio, il professor Marco Causi. Che lavora a fari spenti per mesi. Alla fine del giugno 2002 viene approntata la bozza di delibera da portare alla discussione della Giunta. Il progetto prevede che il Comune ceda alla mega-holding le quote di partecipazione che detiene nelle varie aziende comunali. Il pacchetto azionario della Newco spetterebbe per il 97% al Comune e per il 3% a Risorse per Roma, società a sua volta controllata dal Comune stesso.

Anche la sinistra non ci sta
La prospettiva è di fare tutto in tempi brevi, prima dell’estate, e di passare subito alla fase operativa. E invece iniziano i problemi. Perché il disegno predisposto da Causi prevede un consiglio d’amministrazione plenipotenziario, nominato direttamente dal sindaco e assolutamente indipendente dal Consiglio comunale. Vincenzo Piso, presidente provinciale di An e consigliere comunale, non usa giri di parole: «La Newco è il tentativo di portare nelle mani di Veltroni un gruppo economico enorme, garantendogli il controllo capillare delle aziende comunali e prevaricando i diritti del Consiglio». Ma il progetto trova un’accoglienza fredda da parte della stessa maggioranza di Veltroni. E proprio dai capigruppo di Ds e Verdi parte la richiesta che la bozza di statuto venga sottoposta al parere dell’“Agenzia per il controllo dei servizi pubblici del Comune di Roma”. Una pura formalità, spera qualcuno. E invece l’Agenzia a settembre rende pubbliche tutte le sue perplessità verso una holding che può decidere dismissioni azionarie per milioni di euro, sottraendosi al potere di controllo e indirizzo che spetta di diritto al Consiglio comunale. Il parere dell’Agenzia ha un effetto paralizzante. L’Assessorato al bilancio deve incassare il colpo, rinunciando a rilasciare dichiarazioni e trincerandosi dietro un generico comunicato stampa. Il progetto holding rallenta, e da parte della maggioranza non mancano le critiche. Guardinghe, come quella di Di Francia, capogruppo dei Verdi: «Che le aziende comunali debbano rispondere al Consiglio appare necessario. Ma da qui a creare un carrozzone come il vecchio Ministero delle Partecipazioni Statali ce ne corre». E anche minacciose, come quella di Patrizia Sentinelli, capogruppo di Rifondazione Comunista: «Se il progetto andrà avanti, l’unica soluzione sarà di mettersi per traverso. La holding è una risposta maldestra all’esigenza di razionalizzazione del settore dei servizi pubblici. Non offre alcuna garanzia. E mette a rischio migliaia di lavoratori». Già, perché la mega-holding avrà potere anche sulle politiche occupazionali delle aziende comunali. Luca Malcotti, segretario regionale del sindacato Ugl, è preoccupato: «Stiamo organizzando assemblee nelle varie aziende comunali. Tra i lavoratori si sta diffondendo il panico per quello che potrebbe accadere. Stiamo assistendo alla creazione di un impero». Quello che i soliti smaliziati chiamano l’impero di Walter.

Colpo di Testa
I vertici delle aziende, dal canto loro, tacciono. Il consiglio d’amministrazione della nuova holding avrà il potere di decidere il destino di molte poltrone. Ma dietro il silenzio non è difficile immaginare malumori e insofferenze. Perché l’età dei regni autarchici sta per finire. Veltroni si è assunto il compito di riunirli in un unico potentato. E, come ogni imperatore che si rispetti, ha anche un generale di sua fiducia, che di nome fa Chicco. Testa, ovviamente. Chi meglio di un amico di vecchia data può realizzare il progetto di Walter? Le voci che si rincorrono da mesi sono più che semplici indiscrezioni. Chicco Testa è stato momentaneamente parcheggiato all’amministrazione della Sta, la società per la mobilità di Roma. Un ruolo di secondo piano, per uno che è stato presidente dell’Enel fino a pochi mesi fa. E che si giustifica solo con la promessa di una poltrona assai più importante: la guida della holding comunale.
La posta in palio con la Newco è la creazione di un enorme polo di potere economico. Che servirà a mantenere il controllo quasi totale della Capitale. Ora la situazione incomincia a scaldarsi. Come andrà a finire lo sapremo nel 2003. O, se preferite, nell’anno III dell’impero di Walter.

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