Una legge toglierà ogni limite alla libera manipolazione degli embrioni. La Camera approva, i deputati cristiani si astengono
Fecondazione assistita anche eterologa, fruibile pure a coppie omosessuali e a single. Inseminazione e impianto di embrioni criocongelati permessi anche quando il titolare dei gameti è già morto. Nessun limite alla diagnosi preimpianto per individuare possibili malattie genetiche. Garanzia criptoeugenista che le caratteristiche fisiche del nascituro frutto di donazione eterologa di gameti o di embrione coincideranno con quelle dei genitori. Anonimato garantito, obbligatorio e inderogabile per le donazioni di embrioni. Libera disponibilità degli embrioni soprannumerari, che potranno a scelta essere donati per fecondazioni eterologhe, destinati alla ricerca o semplicemente distrutti. Non fosse per l’articolo 5, che stabilisce che «i centri per la fecondazione hanno la libertà di invocare la clausola di coscienza riguardo alle richieste che sono loro indirizzate», la legge belga relativa alla procreazione assistita e alla destinazione degli embrioni soprannumerari e dei gameti (sperma e uova) approvata in via definitiva il 15 marzo sarebbe probabilmente la più liberal del mondo. Due anni di discussioni parlamentari hanno fruttato ben pochi paletti. Mettiamoci pure il limite dei 45 anni per le donne che effettuano donazioni di gameti femminili e di 47 anni per quelle a cui vengono impiantati embrioni. Nient’altro limita quella che il deputato Philippe Monfils ha definito «l’autonomia della persona umana». Yvan Mayeur, relatore socialista della legge, ne ha enunciato l’impianto ideologico in aperta polemica con la Chiesa cattolica. Quest’ultima, con un comunicato dei vescovi del giugno 2006, aveva espresso un giudizio fortemente critico sulla norma in discussione: «In questa proposta di legge l’embrione non è considerato come un fine in sé. È trattato come un mezzo destinato a realizzare il desiderio di un figlio. Cosa importa che questo figlio “fabbricato” dalla scienza sia un orfano biologico? Importa prima di tutto che corrisponda al meglio al progetto parentale a geometria variabile del suo o dei suoi genitori legali». Mayeur ha reagito all’arguzia dei vescovi sul “progetto parentale a geometra variabile” irridendo la famiglia tradizionale e dichiarandola moribonda. «L’immagine idilliaca della famiglia tradizionale che ci si vorrebbe proporre – ha dichiarato durante il dibattito alla Camera – è tanto lontana dall’esperienza degli psicoterapeuti infantili quanto l’immagine demonizzata che trasparirebbe in tutte le altre famiglie: divorziate, ricomposte, omosessuali o sorte dalla donazione di gameti anonimi. Tutte queste oggi sono probabilmente più numerose in Belgio della famiglia classica alla quale si fa riferimento». Poi li ha bacchettati sulla questione dell'”orfano biologico” in nome della visione moderna del mondo che anima la legge, visione secondo cui il dato di realtà non ha in sé nulla di normativo, tutto dipendendo dalla volontà umana e dal suo potere: «Per quanto riguarda le fondamenta della morale sociale e del diritto bisogna basarsi sul biologico stretto, cioè sulla legge del sangue, o sulla responsabilità personale, sul “coscienziale”? Tutta la cultura passata è consistita nell’ascoltare il sangue e nel non tenere conto di ciò che l’uomo ha deciso». Perciò se una coppia mette per iscritto la volontà di praticare un’inseminazione o un impianto di embrione congelato anche dopo la morte di uno dei partner, la legge glielo permetterà per rispettare la loro libera decisione, ponendo solo dei paletti quanto alla tempistica: non prima di sei mesi (il tempo di elaborare il lutto), non dopo i due anni (quando la qualità del materiale biologico diventa scadente).
Dallo stesso principio discende la legittimazione del ricorso alla fecondazione assistita da parte delle coppie omosessuali: «In questo ambito non ci si può limitare alle mezze misure», spiega Mayeur. «Si accetta sempre più facilmente l’unione di due persone dello stesso sesso, dunque non si può rifiutare loro l’adozione e, aggiungo, non si può rifiutare la fecondazione assistita. Non siamo più strettamente nei legami di sangue ma nelle scelte di individui responsabili, capaci come gli altri di assumersi la responsabilità di crescere dei figli». E al deputato Veronique Salvi del Cdh (ex democristiani) – che con un emendamento chiedeva l’abolizione dell’anonimato previsto dalla legge per la donazione di embrioni soprannumerari in quanto violazione dell’articolo 7 della Convenzione dei diritti del bambino, dove si afferma il diritto dei piccoli a conoscere i genitori – Mayeur ha risposto: «I donatori di gameti non sono genitori. Compiono un atto di solidarietà nei confronti di persone che hanno un progetto genitoriale, facendo di questi ultimi i genitori del figlio che mettono al mondo».
Se sono malati, sopprimeteli pure
Ma i due veri buchi neri della legge riguardano la definizione degli aventi diritto alla fecondazione assistita e la liceità della diagnosi preimpianto degli embrioni. «Non c’è alcun articolo che stabilisce chi abbia e chi non abbia diritto alla procreazione assistita», spiega a Tempi la senatrice del Cdh Clotilde Nyssens. «La maggioranza liberal-socialista ha deciso di non indicare nulla nell’articolo 1, se non che possono rivolgersi ai centri di fecondazione tutti coloro che hanno un “progetto genitoriale”. Poi saranno i centri a decidere autonomamente quali domande accettare». In teoria, dunque, anche una coppia feconda può ricorre alla fecondazione assistita. Magari per acquisire il diritto alla fecondazione post-mortem. Quanto poi alla diagnosi preimpianto, la legge enuncia solennemente che non può essere effettuata a scopi eugenetici o per selezionare il sesso del nascituro. Ma dell’eugenetica trattiene una definizione molto stretta: «La selezione o l’amplificazione di caratteristiche genetiche non patologiche della specie umana» (artt. 23 e 67). Eliminare embrioni potenziali portatori di malattie non è considerato eugenismo. Come pure non è considerata pratica eugenetica l'”accoppiamento” delle caratteristiche fisiche del donatore di gameti o embrioni con quelle del ricevente su base di somiglianza. In parole povere, una donna alta e bionda potrà vantare il suo diritto ad avere un figlio alto e biondo, e far scartare l’embrione che potrebbe essere basso e moro. Inoltre la legge non indica per quali patologie sia legittima la diagnosi. «Ho presentato un emendamento – spiega la Nyssens – che avrebbe consentito la diagnosi pre-impianto “unicamente per individuare una malattia genetica di particolare gravità, incurabile al momento della diagnosi e che è stata precedentemente identificata presso uno degli autori del progetto genitoriale; la diagnosi non può avere per oggetto che la ricerca di questa patologia”. È stato respinto dicendo che bisognava fidarsi delle decisioni autonome dei centri per la fertilità».
La confusione degli ex diccì
«Tutto discende – dice a Tempi Jean-Christophe Andre-Dumont, presidente di JuriVie, associazione di giuristi pro-life – dalla definizione dell’embrione che la legge propone: “Cellula o insieme di cellule suscettibili, sviluppandosi, di dare un essere umano”. Questa visione utilitarista e strumentale della vita umana è messa al servizio di una sorta di “accanimento procreativo”. C’è infertilità ? Non c’è un padre? Oppure il padre è morto? Cosa importa, la scienza può aggirare questi ostacoli, perciò si può fare. Così il figlio diventa un diritto ed è ridotto ad essere l’oggetto di un “progetto genitoriale” che a sua volta è oggetto di una convenzione modificabile. Tale convenzione, sottoscritta prima di effettuare la fecondazione assistita, deve stabilire quale sarà la sorte degli embrioni in caso di separazione successiva della coppia. Il figlio è trattato come un bene mobile o immobile facente parte del patrimonio comune».
Uno degli aspetti paradossali della vicenda è che i due partiti di ispirazione cristiana presenti in parlamento, il francofono Cdh e il fiammingo Cd&V, non hanno votato contro il provvedimento, ma si sono limitati all’astensione. «Devo essere onesta», spiega un po’ imbarazzata Clotilde Nyssens. «Nel mio partito, come nell’omologo fiammingo, ci sono sensibilità diverse su questa materia. Quando, per esempio, abbiamo presentato emendamenti contro l’anonimato della donazione, abbiamo scoperto che molti non erano d’accordo. Io stessa non ho una posizione netta sulla questione della fecondazione eterologa: in Belgio è largamente praticata, non credo che una legge possa decidere di vietarla. Un’altra ragione è che abbiamo voluto segnalare che il nostro partito non è contrario alla fecondazione assistita in quanto tale. In Belgio ci sono gruppi di pressione di destra “vaticana” che volevano la bocciatura completa della legge, e noi ci siamo voluti distinguere da loro».
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