Una nuova testata. Di gran classe
L’umanista di Rotterdam che, stregato da Martin Lutero, scelse il riformismo cattolico invece della rivoluzione protestante, battezza ora un periodico: l’Erasmo. Bimestrale della civiltà europea. Diretto da Carlo Carena, è edito dalla Fondazione Biblioteca di via Senato, il paradiso milanese per bibliomani presieduto da Marcello Dell’Utri. Oltre a Carena, compongono il Comitato di direzione Vittore Branca, Guido Canziani, Michele Ciliberto, Tullio Gregory, Salvatore Silvano Nigro, Giuseppe Pontiggia, Giancarlo Vigorelli e Maurizio Vitale. Erasmo (1466 o 1469-1536), dunque, come patrono della cultura europea, o quantomeno di una sua particolare lettura. Ovvio? Null’affatto. Assumendo e presumendo l’esistenza e la sopravvivenza di una civiltà europea, il bimestrale dispiega immediatamente una bandiera anticonformista. Civiltà al singolare: cioè unitaria benché non unica, omogenea ancorché non omologata, composita e variegata seppur universale. Civiltà, poi, e non solo cultura; cioè anche istituzioni, strutture e leggi. L’Erasmo, cioè, osa. Nel nostro mondo dell’autocastrazione, non va infatti di moda essere così scorretti: esiste una civiltà europea, l’Europa esprime una civiltà e l’Unione Europea non c’entra alcunché. Il tutto senza vergognarsi di passare per eurocentristi dalle spalle cariche del famoso e kiplingiano fardello dell’uomo bianco (dead white men, ci chiama sprezzantemente il progressismo statunitense). Nel primo fascicolo de l’Erasmo, Michel-Pierre Lerner, Germana Ernst, Francesco Solinas, Eugenio Canone e Marco Lorandi riflettono sul frate domenicano, eretico e filosofo, Tommaso Campanella. Ma una dedica autografa inedita di Giovanni Pascoli, contenuta in un volume della Biblioteca, e la riproposizione dell’elogio vergato dall’olandese Erasmo per il logotipo del tipografo italiano Aldo Manuzio — e dell’adagio che lo accompagna — conferiscono al periodico un particolare tocco di elegante passione filologica. Altri vivono solo di volgare supponenza parvenu.
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