Una piccola bandiera può costare la vita a Pantsil. Tutto normale?
Dopo le Olimpiadi di Monaco 1972, potrebbe scorrere altro sangue in Germania. La vittima designata è il difensore del Ghana, John Pantsil (foto). Le minacce verso di lui sono già arrivate alle ambasciate ghanesi dei paesi arabi. La colpa di Pantsil? Aver sventolato una bandiera di Israele dopo un gol segnato in seguito a un suo passaggio. L’accusato così giustifica la bandiera bianco azzurra con la stella di Davide: «Un simbolo del Signore e un omaggio ai miei tifosi: io gioco nell’Hapoel Tel Aviv in Israele». I suoi tifosi in effetti hanno apprezzato. Israele era stata eliminata all’ultima partita delle qualificazioni al Mondiale, ma «ora sappiamo per chi tifare», ha detto da Gerusalemme il primo ministro Ehud Olmert. Meno contenti editorialisti e rappresentanti del mondo arabo. Tutto scontato. Non così per le scuse ufficiali della federazione ghanese e per l’irruzione nella camera di Pantsil dei suoi compagni di squadra che, «in quanto musulmani», gli avrebbero intimato di non ripetere il gesto. Di cosa dovrebbero mai scusarsi i ghanesi? Quale offesa riveste di per sé la bandiera israeliana? Intanto le minacce di morte per il giocatore sono arrivate con puntualità. Se tutto questo accadrà, così come già sta avvenendo, nell’indifferenza occidentale (a cominciare proprio dal paese che ospita l’evento), nessuno potrebbe stupirsi se, come il regista olandese Theo Van Gogh, anche Pantsil dovesse finire accoltellato per le strade di una nostra città libera, aperta, multiculturale e tollerante.
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