Una piovra euro-asiatica
Ha giustificato gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a New York, si batte per l’instaurazione di un nuovo califfato e considera Usa e Israele dei “Satana”. Finanzia la guerriglia nei paesi dell’Asia Centrale con i proventi del commercio della droga e si è dimostrato attivo anche nelle recenti manifestazioni pacifiste svoltesi in Europa. Il suo nome è “Hizb ut-Tahrir”, “partito della liberazione islamica” ed è stato fondato in Giordania nel 1953. Nell’ottobre dello scorso anno è stato messo al bando in Germania (dove sono state scoperte sue cellule segrete in trenta città e una rete organizzativa nel mondo studentesco) e una corte di Copenaghen ha condannato il portavoce dell’organizzazione in Danimarca, Fadi Ahmad Abdel Latif, per aver invitato pubblicamente la comunità musulmana locale a «inseguire e uccidere gli ebrei, dovunque si trovino». Secondo fonti dell’Intelligence occidentale, il suo attuale leader sarebbe il palestinese Abdul-Kaddim Zalloum, di cui però si ignora il paese da cui dirige le operazioni del movimento, tra l’altro molto attivo nella raccolta di fondi “caritativi” che finiscono nelle borse dei terroristi palestinesi di Hamas. Sono circa 100mila i simpatizzanti di questa organizzazione e dai 4mila ai 7mila i militanti detenuti nel solo Uzbekistan.
Dietro la maschera pacifista
Lo striscione esibito dai militanti dell’“Hizb ut-Tahrir” a una manifestazione pacifista a Londra. L’Intelligence ha scoperto che dietro la veste democratica, Hizb ut-Tahrir è in realtà un’organizzazione islamica estremista che incita alla guerra santa contro gli Usa e finanzia i terroristi palestinesi di Hamas.
Terrore agli estremi confini
Il Presidente del Kirghizistan Askar Akaev. Secondo Akaev «oggi il mantenimento della sicurezza è diventato un imperativo categorico per la regione dell’Asia Centrale, dove si registra una crescente sinergia tra terrorismo internazionale, estremismo politico e religioso, crimine organizzato e trafficanti di droga». In Kirghizistan Stati Uniti e Russia hanno impiantato due basi militari di supporto alle operazioni antiterrorismo nell’area euroasiatica
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