PER UNA POLITICA CHE INVESTA NELL’UOMO

Di Tempi
24 Giugno 2004
All’indomani delle elezioni del 12-13 giugno, i dati sull’affluenza alle urne appaiono deludenti

Ernesto Galli Della Loggia, “L’Europa senz’anima”,
Corriere della Sera, 15 giugno
«In Italia soprattutto, l’Europa, infatti, rischia di morire sotto una cappa di perbenismo ideologico, intellettualmente conformistico, impermeabile a ogni novità. (…) Con il passare degli anni l’europeismo è diventato una professione, spesso lucrosa: è necessario che torni a essere quella scommessa politica e quel rischio intellettuale che esso fu nella sua stagione più degna».

“Il rammarico della Santa Sede”,
L’Osservatore Romano, 20 giugno
A proposito della Costituzione europea: «Si tratta di un misconoscimento dell’evidenza storica e dell’identità cristiana delle popolazioni europee».

Roberto Zuccolini, “Vittadini: è un testo
imperialista, voterò contro”, Corriere della Sera, 21 giugno
Sostiene Vittadini: «Se ci sarà il referendum voterò contro: il problema non è il preambolo, ma tutta la Costituzione… Perché non ha messo al centro l’uomo, ma solo i meccanismi che consentono di conservare il potere ad un gruppo ristretto».

COMMENTO
All’indomani delle elezioni del 12-13 giugno, i dati sull’affluenza alle urne appaiono deludenti per la maggior parte degli Stati europei (ad eccezione dell’Italia).
Sembra prevalente un atteggiamento di sfiducia che ha le vesti di un borghesismo perbene ma sconsolato che poco crede nelle possibilità di novità e cambiamento della politica europea.
Pochi giorni dopo i 25 capi di stato della Ue hanno approvato una Costituzione sleale con la propria storia ed incapace di investire sulle risorse umane.
Entrambe le posizioni risultano la logica conseguenza di una mentalità che non ammette la speranza in una vittoria per tutti: gli elettori non si attendono nulla da questa comunità europea; i nuovi padri costituenti non si attendono nulla di buono dall’iniziativa dei cittadini europei (e per questo li ingabbiano in centinaia di norme, che stabiliscono anche le dimensioni delle uova e delle zucchine). E questo atteggiamento ci porta inevitabilmente a vivere nelle retrovie, non solo in merito alle grandi questioni internazionali, ma anche nelle circostanze della vita quotidiana: si perde così il gusto nello studio, si intiepidisce l’impegno nel proprio lavoro, si diventa incapaci di un’affezione duratura a chi si vuol bene.
In un frangente storico come questo, in cui l’esperienza della gente e la libertà sono sotto assedio, c’è bisogno di una politica che investa sul desiderio di costruzione di qualcosa di positivo, che è proprio di ogni uomo, sul capitale umano, sul bene comune, come indica il documento post-elettorale della Compagnia delle Opere (vedi Taz&Bao).

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