Una postilla al coro di ‘urrah’ per Mario Draghi
Mario Draghi si è insediato a Bankitalia, viva Mario Draghi. In effetti, dopo la gestione di Antonio Fazio e il pesantissimo scontro istituzionale che ha portato alle sue dimissioni, un minimo di stabilità era quantomeno auspicabile a Palazzo Koch. Mario Draghi, inoltre, è manager capace e dal curriculum di tutto rispetto: studi al Mit, incarichi di prestigio in Italia e all’estero, grande feeling con la City che ha salutato con un plauso la sua nomina. D’altronde non poteva essere il contrario: nel biennio 1992-93 Draghi è stato l’uomo chiave del processo di privatizzazione selvaggio che culminò con la riunione sul Britannia e la cessione agli anglo-americani dell’intero comparto agro-alimentare italiano. Non ci piacciono le dietrologie, quindi è meglio premettere subito che quel prezzo fu necessario per non finire come l’Argentina: gli Usa ci salvarono (Soros e la Banca d’Italia avevano appena affossato la lira facendoci uscire dallo Sme) e in cambio vollero i nostri gioielli. Do ut des, ci sta nelle regole del gioco. Il fatto è che Draghi è stato anche vicepresidente per l’Europa della banca d’affari americana Goldman-Sachs, il cui amministratore delegato è Claudio Costamagna: stesso cognome della privata cittadina Linda Costamagna, finanziatrice della campagna elettorale di Prodi. Solo un’omonimia, vero?
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