Una scelta che viene dal 1977
Il caso di Scanzano Jonico ha occupato per settimane le prime pagine dei giornali ma, stranamente, nessuno ha sentito il bisogno di sentire il parere della “controparte”, ovvero la Sogin, l’azienda incaricata di individuare il sito per il deposito unico. Tempi ha interpellato al riguardo il professor Paolo Togni, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente e vicepresidente della Sogin.
Professor Togni, state facendo dietro-front? «Assolutamente no. Mi lasci inquadrare un attimo la situazione e vedrà che la mia non è propaganda. In questo Paese abbiamo scorie accumulate dal 1962, qualcosa come 80mila metri cubi. Detto questo, di per sé già inaccettabile, non possiamo dimenticarci che siamo in emergenza terroristica. Oggi le nostre scorie sono stipate in 140 luoghi diversi, da aree protette a vere e proprie scatole. Anche per questo nel marzo scorso la Commissione ambiente della Camera ha votato all’unanimità (quindi anche con il voto di Verdi e sinistra) la risoluzione con la quale si chiedeva al governo di individuare il deposito unico. Ci sono poi stati i segnali di allarme inviatici prima dal premio Nobel Carlo Rubbia e poi dalle informative di Sismi e Sisde sul rischio di furti di materiale al fine di progettare una dirty bomb». Ok, ma perché proprio Scanzano Jonico? «Già da 1977 uno studio dell’Enea aveva indicato che il migliore sito possibile in Italia era a Scanzano Jonico, dato confermato da un altro studio del 1980 e da ricerche di vari committenti, ad esempio Agip o alcune aziende canadesi interessate a impianti di estrazione del sale. Posso quindi dirle in tutta tranquillità che la reazione popolare è basata sulla disinformazione e sulla strumentalizzazione. Si dicono cose assurde, ad esempio sul rischio per la salute derivante dalle radiazioni. I rifiuti verrebbero stoccati a 900 metri di profondità, sotto 300 metri di argilla, 300 di sale e altri 300 di argilla: una situazione di sicurezza unica al mondo, si figuri che il deposito militare Usa nel New Mexico che custodisce le testate atomiche ha uno strato di argilla in meno!» E il rischio sismico e idrogeologico? «Inesistente. Scanzano è in terza classe di rischio sismico solo perché dopo il terremoto in Molise, che era un’area a rischio bassissimo, tutti si sono spaventati e hanno alzato il rating. Detto questo, anche in caso di sisma sale e argilla sono materiali autosigillanti, cioè in grado si saturare subito eventuali falle o crepe. Un minimo rischio idrogeologico esiste, ma la zona degrada collinarmente e quindi basta costruire gli accessi nella parte di territorio più elevata».
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