Una Tv un po’ Chiraclette

Di Arrigoni Gianluca
27 Marzo 2003
Siccome Chirac non ha conflitti di interessi, l’informazione in Francia è un Grande Fratello

Parigi. Quando in uno dei numerosi “speciali” televisivi sull’Irak il ruolo di esperto è toccato a Dominique Moïsi, Consigliere speciale all’Istituto francese di relazioni internazionali (Ifri), editorialista del Financial Times e Die Welt, il poveretto ha dovuto pagaiare come un dannato per non farsi travolgere dalla corrente impetuosa che l’animatore/giornalista, monsieur Tamenanca, spingeva nella direzione secondo cui la Francia aveva ragione e che la strategia americana è avventurosa, come indicano le difficoltà incontrate in Irak dalla coalizione angloamericana. Moïsi ha allora spiegato che gli americani devono vincere la guerra cercando di uccidere e distruggere il meno possibile, e questo perché nella loro strategia è indispensabile non essere percepiti come dei conquistatori ma come dei liberatori. Ed è per questo che gli scontri nei luoghi abitati causano delle perdite importanti nei ranghi della coalizione. Ma Tamenanca ha riattaccato il disco, definendo con eleganza come ridicolo il modo in cui sono morti, accidentalmente, i primi soldati inglesi e americani. Fortunatamente, Dominique Moïsi non è il solo a far sentire una voce discordante in una Francia in cui, a giudicare dal modo con cui vengono presentate le informazioni sulla guerra in Irak, l’establishment sembra augurarsi che la coalizione angloamericana fallisca. I filosofi Pascal Bruckner e André Glucksmann ed il regista Romain Goupil, considerati come “di sinistra”, hanno pubblicato il manifesto “Saddam deve andarsene, con le buone o con le cattive”. E fuori dal coro è anche il socialista Bernard Kouchner, ex ministro dell’educazione, cofondatore nel 1971 dell’associazione internazionale Médecins sans frontières e fondatore nel 1980 di Médecins du Monde, che, pur giudicando severamente le motivazioni ufficiali del governo americano, considera l’irrigidimento della Francia all’origine della sconfitta della via diplomatica. Ma guai a dire queste cose in Tv. Romain Goupil, che ci ha provato, è stato sonoramente fischiato dal pubblico di un programma di varietà a cui il regista era stato invitato insieme a Kenza, una delle protagoniste del Grande fratello in salsa francese. Di origine irakena, Kenza, 18 anni, cittadina francese, non è mai tornata in Irak, ed è per la pace e contro la guerra perché «la guerra è male e la pace è bene». Applausi scroscianti. Viene in mente un titolo di Le Monde del 20 maggio 2002: «Il populismo semplifica i problemi fino alla caricatura». Ma quello riguardava un’altra storia, l’Italia berlusconiana, non la chiraclette della Tv francese.

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