Un’anima per la Costituzione Europea
Adesso che ci approssimiamo al dopo Saddam, ritorna drammaticamente d’attualità il ruolo dell’Europa sullo scacchiere internazionale. Ma quale Europa? Con quale anima? Un conto è, infatti, stare insieme per un business e un conto è essere insieme perché si ha lo stesso padre. Fra i due estremi c’è un’infinita gradualità che andrà responsabilmente affrontata nella nuova Costituzione europea cui si sta lavorando in questi mesi. La questione è meno astratta di quel che sembri. Lo diciamo, per esempio, proprio in relazione alla guerra irakena che ha visto l’Europa scompaginarsi quasi quanto l’Onu: non aveva alcun riferimento che ancorasse l’azione degli stati membri. Ci permettiamo quindi di porre all’attenzione la questione, più volte richiamata da Giovanni Paolo II, del riferimento costituzionale alle comuni tradizioni cristiane. Il governo italiano, che sarà alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea durante il secondo semestre di quest’anno, sa bene che ci aspetta un lungo ciclo d’integrazione politica. Dovrà essere altresì cosciente che la natura, la dimensione, i tempi, le procedure, il profilo costituzionale di questo ciclo d’integrazione non sono un libro già scritto da autore ignoto, un manuale di prescrizioni e dogmi che si debba applicare senza discutere. Magari per far contente certe nazioni che, dietro le solite allocuzioni fumose, tendono a garantire poltrone di prima fila alla massoneria. Il futuro dell’Europa politica nascerà, infatti, dal lavoro comune delle istituzioni europee elettive, dai parlamenti e dai governi in primo luogo, con il contributo della commissione esecutiva e della Convenzione di Bruxelles, degli uomini e delle donne della cultura e del diritto, della diplomazia, della società civile e dell’impresa. E anche con la collaborazione di tutte le forze secolari e di tutte le istituzioni religiose che mettono in conto il pericolo di dar vita ad un organismo, appunto, senza memoria e senza anima. Il precipitoso dietrofront a riallinearsi di chi ha teorizzato valori religiosi e universali come la pace, per perseguire interessi più prosaicamente mercantili, non è certo un bello spettacolo. Provare ad evitarselo per il futuro vuol anche dire discutere e lavorare seriamente per gli argomenti di cui sopra.
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