unicobas, via dal pazzo pubblico impiego

Di Persico Roberto
13 Marzo 2003
La funzione docente è singolare ed atipica. Eppure la nostra è l’unica categoria a veder negato l’autogoverno, l’unica categoria di professionisti a non avere un ordine professionale

La funzione docente è singolare ed atipica. Eppure la nostra è l’unica categoria a veder negato l’autogoverno, l’unica categoria di professionisti a non avere un ordine professionale. La richiesta dell’ordine professionale dei docenti è semplicemente di senso comune. Non è né di “centro”, né di “destra”, né di “sinistra”. Si tratta di rimettere le cose al proprio posto. Siamo fautori di un ordine democratico e trasparente, che prenda posto nello specifico che gli compete: non corporazione né dépendance sindacal-partitica. Uno strumento della e per la categoria che lavori sullo stato giuridico e su riserve di legge sottratte alla contrattazione. Al quale affiancare un osservatorio permanente sulla scuola espressione della società civile che sovrintenda al rispetto fra i ruoli e non solo dei ruoli. L’Unicobas vuole un ordine professionale per i docenti ed un contratto specifico per la scuola fuori dal pubblico impiego, sul quale è ritagliato, con contratti-fotocopia, l’inadeguato assetto attuale. A questa proposta si oppongono quanti hanno preso “sotto tutela” la scuola, occupando spazi che non spettano loro. Sia i sindacati tradizionali, che hanno debordato persino su reclutamento e formazione in itinere, sia i Cobas, che negano sia l’ordine che il contratto specifico, ci vedono come “operai atipici” o lavoratori part-time. Un contratto separato dentro il pubblico impiego non cambierebbe la collocazione e quindi non modificherebbe nulla: semplicemente perché sul P.I., e quindi anche sulla scuola, gravano i diktat del D.L. 29/93, recepiti con il contratto del ’95. Essi impongono l’eliminazione degli automatismi d’anzianità (vedi la trasformazione degli scatti biennali in “gradoni” sessennali e settennali). S’è introdotto il meccanismo privatistico, con la cassa integrazione, la riconversione “uso travet” e la licenziabilità per esubero. Il “dirigente”, inesistente all’università (ove vi sono solo presidi di facoltà eletti), è stato trasformato contrattualmente in “datore di lavoro”. è stato eliminato persino il ruolo, con conseguente riduzione dell’autonomia professionale. Infine, per tornare alla necessità di riallineare il nostro salario alla media retributiva europea (rispetto alla quale risultiamo i più sottodimensionati), va ricordato che il DL 29/93 medesimo, a parte un presunto automatismo di recupero dell’erosione inflattiva, impedisce aumenti pensionabili ed in paga-base. Allora, come “riallinearci”, se non uscendo dal regime del D.L. 29/93 e quindi dal pubblico impiego?
Stefano d’Errico (Segretario nazionale dell’Unicobas Scuola)

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