Unione, Cgil, e Fiat, un Pacs indietro
All’ombra della Mole è partita l’ennesima offensiva elettorale della Cgil e della Fiat. La coppia di fatto Lingotto-Sindacato ha infatti detto no ad un accordo che avrebbe salvato migliaia di lavoratori rischiando però di far fare una buona figura al Cav. Ecco i fatti. Il 22 maggio scade la cassa integrazione per 650 lavoratori Fiat di Mirafiori. Pochi mesi dopo la stessa sorte toccherà ad altri 1.400 dipendenti, più altre migliaia dell’indotto anch’essi in bilico. Il governo mette a disposizione 100 milioni: una prima tranche per sostenere i redditi degli ultracinquantenni per 12 anni, fino alla pensione. Al contempo l’esecutivo firma un contratto con un pool di agenzie interinali che si impegnano a trovare il lavoro (mansioni simili, a meno di 30 km dalla residenza) agli over 50. Naturalmente il lavoratore non avrebbe potuto rifiutare, pena la perdita del sostegno. Lo stipendio del nuovo impiego sarebbe stato corrisposto dall’agenzia. Se poi il periodo di occupazione fosse terminato, ecco tornare in scena l’ammortizzatore (pagato metà dalla Fiat e metà dallo Stato). E qui scatta il “niet” della Cgil che chiede di prolungare fino al 31 dicembre la cassa integrazione. «Una follia: rifiutano pur di far contenti i loro amici politici che preferiscono cassa integrazione e prepensionamenti pagati interamente dallo Stato», osserva Roberto Rosso, sottosegretario al Welfare.
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