Unità con distinguo
Signore e signori, va in scena l’unità nazionale. Basta distrarsi un momento e si è subito trascinati in un turbine di ammiccamenti e “volemose bene”. La moda del momento non è più eliminare il nemico (anche Berlusconi, se vuole, può essere simpatico), ma essere “bipartisan”. Così succede che, se Forza Italia invita gli alleati a discutere del sistema proporzionale, i “Socialisti Uniti” di Claudio Signorile lanciano addirittura un referendum abrogativo del maggioritario vigente (con tanto di comitato promotore trasversale formato da Gerardo Bianco, Bruno Tabacci e Paolo Cirino Pomicino).
Ma il terreno dove l’unità maggioranza-opposizione gioca più volentieri le sue carte è sicuramente quello della politica estera. Neanche il tempo di liberare le “due Simone” ed ecco emergere il tema dei temi: la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Che fare? Chiedere un seggio permanente per l’Italia, seguendo l’esempio della Germania, o battersi per un seggio comune europeo?
Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non hanno dubbi: occorre battersi per ottenere un seggio espressione dell’Unione Europea. E l’opposizione, da sempre europeista e amica di Francia e Germania, che dice?
«La strada – risponde Enrico Letta, eurodeputato della Margherita – è sicuramente quella del seggio comune europeo. Bisogna trovare la forma per rendere la cosa fattibile, convincendo Gran Bretagna e Francia che già siedono come membri permanenti nel Consiglio, ma credo che la preoccupazione principale debba essere quella di combattere con tutte le nostre forze per evitare una riforma penalizzante che preveda l’assegnazione del seggio alla sola Germania».
D’accordo con Letta anche lo Sdi Ugo Intini, secondo cui «l’unica strada possibile è quella di insistere affinché l’Europa parli con una voce sola ottenendo un seggio europeo nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu». Tuttavia permane qualche dubbio. «In questa posizione – continua Intini – c’è, a mio avviso, una contraddizione. È singolare, infatti, che il governo italiano, che oggi più insiste per la realizzazione di una politica estera comune, sia lo stesso che, assieme a quello inglese, guarda più a Washington che all’Europa».
Contraddizione rilevata anche da Marco Rizzo, capogruppo del Pdci alla Camera. «La finisca Frattini di chiedere un seggio per l’Italia rivendicando l’amicizia del premier con Bush. Ha ragione Lafontaine: l’Europa chieda un seggio unico all’Onu».
«La prospettiva è sicuramente questa – incalza il verde Paolo Cento – anche se è chiaro che il ministro Frattini si è mosso in ritardo perché ha coltivato l’illusione di poter ottenere un seggio per l’Italia e solo dopo aver capito che l’Italia non aveva alcuna possibilità si è attestato in ritardo su una posizione giusta».
Beh, niente da dire, anche l’opposizione per una volta riesce ad essere unita su un punto. Così mentre Giuliano Amato aderisce entusiasta alla proposta del viceministro Adolfo Urso di promuovere una petizione bipartisan che sostenga la richiesta di un seggio comune della Ue, Piero Fassino lo scrive addirittura nelle tesi che compongono la piattaforma congressuale dei Ds. «L’Europa – si legge – deve porsi l’obiettivo di un seggio per l’Unione Europea». Anche Romano Prodi, dopo un primo imbarazzante silenzio (ma non è lui il leader del centrosinistra?), si è espresso a favore del seggio comune europeo forse convinto dal fatto che anche il presidente Ciampi è d’accordo. Miracoli dell’unità nazionale.
VIVE LA FRANCE
Nel frattempo, il ministro Frattini ha trovato anche il tempo di esprimersi a favore della proposta francese di coinvolgere, nella conferenza internazionale del Cairo sull’Irak, anche coloro che hanno scelto di contrapporsi al governo Allawi (come, ad esempio, Moqtada Al-Sadr). Un posizione condivisa da buona parte dell’opposizione, anche se Intini puntualizza: «Se si vuole fare una conferenza di pace – ci dice – occorre che ci siano ambedue le parti in guerra, anche chi ha scelto la lotta armata in contrapposizione all’occupazione americana. Non i terroristi naturalmente, mi riferisco alla guerriglia». Qualcuno, per favore, mi spieghi la differenza.
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