Uniti, molto uniti. Quasi legati

Di Fabio Cavallari
18 Dicembre 2003
“Berlusconi può perdere solo per propri demeriti”

Mancano ancora più di due anni, ma la campagna elettorale inizia già ad aleggiare nell’aire politico. Il Cavalier Silvio ha sbarazzato dubbi e incertezze: «Sarò io il candidato premier e vincerò». Punto e a capo. Nel cestino finiscono le congetture su una possibile sostituzione “finiana” o le speranze “democristiane” di Segni e Martinazzoli. Calcisticamente proclamarsi vincitore è paragonabile a “gufarsi” contro, ora bisogno capire se tutto ciò nell’alveo politico è un’esposizione di forza o un’ostentata dichiarazione di debolezza. Se il centrodestra uscirà sconfitto dalle prossime elezioni politiche, sarà più per proprio demerito che per merito altrui. Nel centrosinistra infatti il compito principale sembra essere quello di inventarsi nuovi slogan attraenti e al passo con i tempi. “Uniti per unire” , “Insieme per l’Italia” etc. Nella realtà però l’unità, tanto invocata, regge solo nella sua espressione più deteriore (“Abbasso il regime”), ma nella fase propositiva stenta addirittura a formularsi. In ordine di tempo l’ultima bagarre pervenuta ci narra di una furibonda lite tra chi vuole e non vuole l’ex Tonino nazionale. Nel frattempo Rutelli, scimiottando il Cavaliere, si premura di ricordare che “già oggi il centrosinistra è maggioranza nel Paese”. Purtroppo però non si è ancora capito chi farà parte di quella benedetta lista Riformista che dovrebbe sconfiggere il “regime”. Di Pietro? Il correntone Ds? Boselli? I Verdi? Il Pdci? Domande di poco conto, l’importante è saper di essere uniti per unire. Insomma legati.

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