uniti sì, ma contro la santa sede
Strasburgo, parlamento europeo, 12 marzo. Va in scena la relazione sulle donne e il fondamentalismo, redatto dalla Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità. Relatrice María Izquierda Rojo, socialista spagnola. Ultima votazione della mattina. Il fine è il pronunciamento dell’aula sulla separazione fra politica e religione. Bene. Il mezzo quello della denuncia dei fondamentalismi, rei di discriminare le donne. Benissimo. Ma da qui a considerare «che le comunità religiose, quando assumono competenze proprie del settore pubblico, agiscono oggettivamente contro l’ordinamento giuridico democratico prevalente nell’Unione europea» c’è un bel salto. Indebito. Idem dicasi quando si afferma «che, mentre la procreazione dovrebbe essere questione puramente personale, le funzioni riproduttive delle donne vengono spesso controllate dalla famiglia, dalla legislazione nazionale e/o dai leader religiosi; che per di più la maggioranza dei responsabili del controllo della riproduttività delle donne sono, a qualsiasi livello, degli uomini». Ma con chi ce l’ha l’eurodeputata, visto che al Pe non ci sono né il mullah Omar, né i terroristi delle Molucche o di Hamas, ma che invece c’è la Chiesa cattolica? Quando «deplora i direttorii delle organizzazioni religiose e i leader dei movimenti politici estremistici che promuovono le discriminazioni razziali, la xenofobia, il fanatismo e l’esclusione delle donne dai posti di comando nella gerarchia politica e religiosa», vuole forse dire che al prossimo conclave Romano Prodi dovrebbe pronunciarsi per un pontefice femmina? A pensar male si fa peccato, eppure etc. etc.. E il sospetto che il target sia più la Chiesa che la sharia lo rafforzano cinque dico cinque proposte di risoluzione che Maurizio Turco, eurodeputato radicale, definisce «quanto mai urgenti e necessarie»: «le proposte sono inerenti alle “attitudini” del Vaticano che vanno dalle ingerenze sulle legislazioni (sulla salute sessuale e riproduttiva) ad addirittura voler “dettare legge” (per quanto riguarda la Convenzione europea), fino ai silenzi e alle coperture di gravi reati di fronte alla legge (casi di pedofilia clericale). L’attitudine a voler “dettare legge” è favorita dal particolare status che all’Onu gode la Santa Sede (così che la Chiesa cattolica è l’unica religione al mondo che siede allo stesso tavolo e gode delle stesse prerogative e privilegi di uno Stato) riuscendo da una parte a valorizzare e dall’altra a tentare di trasformare “principi religiosi” in “legge dello Stato”. La risoluzione è volta a chiedere di annullare lo status particolare della Chiesa cattolica all’Onu». Seguono prime firme assortire di Verdi, Marco Pannella, Lucio Manisco, Gianni Vattimo. Per la cronaca: la votazione sulla relazione Izquierda Rojo è passata con 242 voti favorevoli, 240 contrari e 42 astenuti.
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