Usciti a riveder le stelle
Sono ventotto anni che il mensile internazionale di Comunione e Liberazione racconta puntualmente ai lettori la vita del movimento e schegge di quella vera umanità varia che ha ancora l’ardire d’impegnarsi con il senso profondo delle cose. Un periodico per ciellini, dunque, ma ovviamente non solo per loro. Persino il foglio più militante e “interno” non è mai solo per addetti ai lavori, figuriamoci questo che per natura, vocazione e impegno è nato per incontrare esperienze. Oggi, diretto da Alberto Savorana, si chiama Tracce, e già questo la dice lunga. È come se, pagina dopo pagina, s’inanellassero episodi, bozzetti e quadri di quell’unica interminabile storia di cui solo vagamente si coglie il disegno complessivo, proprio come accadrebbe a chi — il fondatore del movimento don Luigi Giussani lo ripete spesso, facendo propria una versione di una notissima sura del Corano — guardasse il verso di un tappeto senza sospettare la trama splendidamente compiuta che sta sul retto. Segni, insomma, e rimandi e richiami che il mensile ha la pretesa (bellissima) di seguire, collegare e raccogliere in un’ideale riserva di ossigeno spirituale da spendere giorno dopo giorno. Non bisogna essere ciellini per voler respirare così, ma i ciellini ci provano. Un tempo si chiamava Litterae communionis — come le patenti che, nella prima comunità cristiana, testimoniavano la fedeltà apostolica di chi, peregrinando, le portava con sé — e prima ancora semplicemente CL. Un altro tempo i facinorosi di un ben altro e tragico “movimento” ironizzavano su quella sigla, che richiama pure un elemento chimico, sporcando i muri con i loro “cloro al clero”. Oggi — è la copertina di Tracce di maggio — i sette astronauti che a novembre raggiungeranno il telescopio spaziale Hubble a bordo dello Shuttle scrivono al “Gius” in inglese, «Tendiamo alle stelle!» Migliore e più sintetica definizione della vera natura umana non poteva esserci. È una vita che Tracce invita ad alzare il naso e a guardare più su.
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