VA BENE CHE SIAMO TUTTI RIFORMISTI, MA CHE VUOL DIRE?
Sentiamo parlare ad ogni piè sospinto di “riformismo”. In un dibattito televisivo ascoltavo uno sconosciuto esponente di Forza Italia che, rivolgendosi ad un esponente del centrosinistra, diceva: «Noi siamo riformisti perché abbiamo fatto le riforme, voi no perché le avete solo paventate». In casa Ds il termine “riformista” è diventato forse il termine più usato e ogni raggruppamento politico si vanta di essere e di volere essere “riformista”. Ma “riformista” è un aggettivo che non significa nulla se non è seguito da un termine che ne caratterizza il segno. Con “riformismo socialista” si indicava l’atteggiamento di quella parte di socialisti che per la trasformazione della società puntavano, invece che sulla rivoluzione del proletariato, su un programma di rivendicazioni economiche immediate e di innalzamento del livello delle condizioni di vita della classe operaia, da attuarsi nella piena legalità mediante l’azione dei sindacati e la partecipazione dei socialisti alla vita parlamentare e anche al governo. Con il mero termine “riformista” si indica semplicemente la tendenza sia nel campo politico sia in quello sociale a trasformare le strutture esistenti, non con metodi violenti o rivoluzionari, bensì con riforme graduali. Proclamarsi riformista non vuol dire nulla. Si potrebbe più correttamente utilizzare il termine “riformatori”. Riformatore: chi introduce riforme. Conservatore: chi si oppone alle riforme. Compito vero della politica è chiarire quali riforme e quale conservazione. Può esistere una politica che si impegna ad introdurre nuove regole e nuovi interventi dello Stato nel mercato e quindi si manifesta con riforme in senso socialista (riformismo socialista) e un’altra politica che intende limitare l’intervento dello Stato nella vita degli individui (riformismo liberale). Vantarsi di essere semplicemente riformista è come pretendere di esaltare chi usa un martello. Ci sono coloro che lo usano per costruire un mobile e altri che lo utilizzano per distruggere lo stesso mobile. Entrambi utilizzano lo stesso utensile ma le finalità e il risultato che conseguono sono diametralmente opposte. Impariamo ad utilizzare le parole ed i termini per quello che significano.
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