Va’ (in montagna) pensiero

Di Tempi
11 Luglio 2002
Emanuele Severino, “Cari cattolici, ripensateci: meglio nascere”, Corriere della Sera, 28 giugno.

Emanuele Severino, “Cari cattolici, ripensateci: meglio nascere”,
Corriere della Sera, 28 giugno.
Difendendo la fecondazione eterologa, recentemente bocciata dal parlamento italiano (la fecondazione eterologa è quella che usa uteri, seme, uova, al di fuori della coppia sposata), Severino dice: «meglio nascere». A proposito dell’aborto ha detto che era meglio morire.

Francesco Merlo, “No, il feto non è uno di noi”, Sette, 4 luglio.
«Mai, neppure al nono mese di gravidanza, si può parlare di omicidio, perché non si può uccidere chi non esiste, chi non ha un nome, un indirizzo, uno stato giuridico. Insomma, non si può ammazzare chi non è vivo». Merlo riporta questa affermazione con una posizione un po’ contro e un po’ a favore, forse più a favore che contro. Comunque, a parte il fatto che vivo significa che respira, che si muove, l’idea di ammazzare tutti quelli che non sono iscritti all’anagrafe è criminale, da qualunque parte venga.

Giovanni Sartori, “Uno sviluppo insostenibile”, Corriere della Sera, 25 giugno.
Accusa la Chiesa di essere responsabile, con la sua opposizione alla contraccezione, di un futuro disastroso eccesso di popolazione nel mondo. Dimentica che i vecchi paesi cattolici sono i meno prolifici, e quelli islamici i più prolifici. Indipendentemente dalla volontà della Chiesa, la quale ha diminuito la sua influenza nei primi, e l’ha esercitata molto poco nei secondi.

Umberto Galimberti, “Madri divise
tra amore e odio verso i figli”,
La Repubblica, 28 giugno.
Commentando i delitti familiari, denuncia la solitudine delle famiglie, contrariamente a quanto avveniva in passato, dove le famiglie erano più insieme perché più povere. La ricetta del mondo e della felicità, quindi, è lo sviluppo al ribasso.

Susanna Agnelli, “Maestra solitudine”, Liberal, 1 giugno.
«Avendo imparato alcune di queste virtù [ndr: la disciplina; la generosità; il coraggio; la lealtà; l’amore per gli altri e per se stessi] bisogna imparare a stare da soli; senza telefonino, senza computer, senza messaggini, senza giornali e riviste, almeno per un’ora o qualche ora al giorno. Imparare a pensare, da soli». La levità degli Agnelli è veramente stupefacente: per qualche ora.

Commento
Il pensiero si sta smarrendo, speriamo che le vacanze aiutino a ritrovarlo, con l’aiuto di una presenza amica che non ci lasci soli. Un contributo viene da un alpinista bergamasco (Stefano Lorenzetto, “L’erede di Messner che paga per poter fare le scalate”, Il Giornale, 7 luglio), che va spesso in montagna portandosi il telefonino: «Qualcuno ha detto che sulla cima dell’Everest si prova un senso di grandezza. Io l’ho provata di piccolezza». Rispondendo a un collega che aveva detto «Non ho mai capito coloro che in vetta si sentono più vicini a Dio», dice: «Bisogna essere fatti di fil di ferro per guardare il creato senza sentire l’alito del creatore che ti accarezza le guance». Viva la montagna (vedi gli spunti di don Giussani su Tracce) e anche il mare.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.