Vattimo non demorde
Il filosofo “in” ed eurodeputato diessino Gianni Vattimo spiegò a L’Espresso del 5 aprile 2000, con un significativo “Revisioniamo i revisionisti”, che non esiste la categoria del totalitarismo e non si può mettere sullo stesso piano nazismo e comunismo: «Nel primo caso l’utopia era di tipo razziale e naturalistico; nel secondo mantenne un qualche riferimento all’idea di una società senza classi». Obiezioni: ma i lager e soprattutto le vittime erano uguali.
Ma per Vattimo i nazisti erano razzisti, i sovietici volevano il bene dell’umanità. Immaginiamo la faccia di Vattimo all’uscita del bel libro di Giampaolo Pansa Il sangue dei vinti, dove la cronaca del terrore post “25 aprile”, delle esecuzioni e delle stragi fatte dai partigiani contro degli “sconfitti” è dettagliata, incalzante, annichilente. Ha scritto questa volta per La Stampa: «La polemica sul nuovo libro revisionista potrebbe avere questo senso: che (anche) in politica la verità “oggettiva” non è mai la soluzione del problema». Il filosofo confonde la storia con la politica, ma pazienza.
Tuttavia stupisce che il “saggio” Vattimo esorti: scrivete bugie o siate omertosi. Complimenti! Ma Vattimo non si preoccupi, perché in Italia si comportano in questo modo da 50 anni.
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