Vedere per scrivere

Di Esposito Francesco
06 Settembre 2000
Contrariamente a Scalfari che prega e immagina dal suo tempio di Piazza Indipendenza, in compagnia del segretario di Togliatti, che va a spasso per il Meeting: “Dov’è in Italia, oggi, un posto così?”

“Dov’è in Italia un posto così, dove si può discutere di tutto liberamente? Dov’è? Ditemelo editorialisti di Repubblica che scrivete dalla villeggiatura, dov’è? Dov’è oggi in Italia un posto dove davvero si incontra gente di ogni razza, colore politco, cultura e ceto sociale che si confrontano apertamente su quello che vivono, studiano e credono?”. Eugenio Scalfari non le può sentire queste parole e dunque prosegue nella sua controinformazione ricca di suggestivi pregiudizi e lontana dai fatti, come questo, semplice, testimoniato in sala 1 dal comunista serio Massimo Caprara, che per vent’anni fu segretario personale del Migliore, Palmiro Togliatti. Ma immaginiamo un viaggiatore curioso che si è trovato un giorno, per caso, in un giorno della settimana tra il 20 e il 26 agosto, in un giorno di notizie truci e di cronache nerissime, di giovani vittime e di giovani assassini, davanti ai cancelli gialli e blu dei padiglioni, accanto al logo Meeting, quello con la colomba e la scritta “2000 anni, un ideale senza fine”, a domandarsi se sia lui il marziano o quelle migliaia di persone che gli sciamano attorno in apparente disordine. A entrare in fiera è pure peggio: crocchi di ragazzi che si sottopongono a temperature da far impallidire una tribù di negri sotto l’equatore. Tanti che sorridendo fanno la fila per incontrare il maestro di buddismo giapponese Shodo Habukawa. Altri, ed è ancora più sconcertante, che mostrano tutta l’intenzione di vedere mostre e partecipare a seminari del tipo: “Da Democrito ai Quark. Le grandi intuizioni della fisica”. Uno spazio, i muri tappezzati da liriche di Leopardi, Luzi, Bigongiari, Ungaretti, dove salgono a turno su un palco diversi ragazzi e ragazze e con solennità recitano poesie o leggono propri racconti. Una misteriosa mostra d’arte contemporanea dove espongono artisti giovani e giovanissimi. Uno stand che offre viaggi musicali dove un corpulento signore intrattiene i curiosi fra le arie di celebri opere liriche. Un grosso palco dove invece si eseguono canti popolari spagnoli davanti a un pubblico divertito. Un salottino dedicato all’Australia, con mega poster di Sidney organizzato da una società per procacciare affari nell’altro emisfero. Sotto un gigantesco Cristo Pantocrator, una tavolata arricchita da invitanti bottiglie di ottimo vino siciliano che ospita artisti e artigiani, architetti e vetrai della Sicilia che diffondono la propria passione. Centinaia di ragazzi riuniti in uno spazio a parlare, con gli idiomi più diversi: sono africani, asiatici, europei di ogni paese. Centinaia di ragazzi con una tessera di riconoscimento che formano la “militanza” del Meeting, 2000 persone dicono, che lavorano gratis per una settimana, svolgendo i compiti più vari, dagli autisti, ai cuochi, ai netturbini, ai portieri. Cosa tiene insieme tutto questo? Che cos’è mai questo Meeting? Il visitatore non ha poi le idee tanto chiare, sa solo che gli è spuntata inaspettata nel cuore la voglia di raccontare agli amici la strana scoperta. E magari tornare, stasera, alla festa brasiliana…

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