Velasco. I miracoli di un “santo” allenatore
La figura dell’allenatore “santone” è sempre esistita. Normalmente è temuta, ma non amata: i giornalisti non possono dare consigli e anche se li forniscono non vengono ascoltati, i giocatori vedono scostata la loro centralità. L’esempio più clamoroso è quello di Arrigo Sacchi, allenatore estremo, tecnico riformatore. Il calcio è “prima e dopo Arrigo”, ma lui non può più mettervi piede. Non ha neanche diritto di parola. Invece resta sulla cresta dell’onda uno degli allenatori più sopravvalutati degli ultimi dieci anni: Julio Velasco, già c.t. della nazionale di pallavolo. Ha saputo ricicciarsi in tutti i modi. Come programmista Tv, come direttore generale della Lazio, infine come responsabile dell’area medica (lui che medico non è) dell’Inter. Come fa? Probabilmente è per via di quell’italiano paraculescamente imbastardito dallo spagnolo o delle amicizie giuste. Mah. Il dibattito è aperto. Intanto la pallavolo nostrana campa anche con i suoi indegni successori: il brasiliano Bebeto ha vinto un Mondiale (1998), l’indigeno Andrea Anastasi un Europeo (1999) e due World League (1999-2000). E’ di conforto scoprire che la vita continua. Anche meno santa di prima.
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