«Veltroni è la penultima speranza», dice Raffaella Carrà. Dopo c’è solo Japino?

´ «Cito Liberazione: “L’idea che dietro questo vociferare ci sia un Veltroni o più in generale un Partito democratico innervosito dal mancato allineamento del giornale non è poi così peregrina”. Io non voglio credere che le cose stiano così, ma mi piacerebbe avere qualche motivo in più per esserne convinto», dice Paolo Franchi sul Riformista riferendosi a più o meno oscure, più o meno chiare, più o meno velate manovre contro il quotidiano “arancione” (8 ottobre).
Mentre Mastella teme un ritorno del terrorismo, Franchi comincia già a mobilitarsi contro il regime.
´ «L’unico effetto collaterale può essere quello stranissimo pel biondo con cui si ripresentò di fronte alle telecamere», dice Tommaso Labate sul Riformista (6 ottobre).
Perché strano il “pel biondo”? Se uno come Santoro si considera la Wanda Osiris del giustizialismo, non fa altro che trarne le conseguenze.
´ «Ritengo che all’opinione pubblica sia utile la presa diretta», dice Francesco Saverio Borrelli alla Stampa (6 ottobre).
Povero Borrelli quanta nostalgia, quanta implicita invidia per la giovane Forleo. Lui, ormai, in diretta può prendere al massimo un arbitro.
´ «Mi sembra che il Pd guardi più oltre Tevere che oltre Oceano», dice Gavino Angius alla Stampa (6 ottobre).
Sempre che riesca ad andare, con tutti quei lavavetri tra i piedi, oltre Arno.
´ «Credo che nella recente storia di Italia la lavatrice abbia contato più di Tanassi, Pajetta o Rumor», dice Aurelio Lepre sul Corriere della sera (6 ottobre).
Per quel che riguarda il ruolo storico di Veltroni, credo che sia battuto anche da quello del tostapane.
´ «La fidanzata ti chiede di sposarla. E tu saresti d’accordo, no? Basta che lei continui a vivere a casa sua. E vada in viaggio di nozze da sola, così tu puoi festeggiare con l’altra», dice Massimo Gramellini sulla Stampa (7 ottobre).
Questa è esattamente l’idea che Mieli aveva del matrimonio tra Prodi e Rifondazione.
´ «Non sono molto favorevole alla richiesta di un gesto miracolistico», dice Tommaso Padoa-Schioppa al Corriere della Sera (8 ottobre).
Clown e atmosfera “end game”. I bidoni della spazzatura li mette Bassolino. L’effetto Beckett del governo Prodi ormai è completo.
´ «Io dico sempre a Formigoni che deve fare il presidente della Lombardia in Europa, non a Roma», dice Piero Bassetti al Riformista (9 ottobre).
Bassetti mantiene sempre una notevole icasticità nelle sue battute, è un peccato che la sua autorevolezza sia talvolta incrinata dal fatto che spesso gira con uno scolapasta in testa.
´ «Chi si gode quel che resta della ricchezza che fu, tra il Paolino e il Quisisana», dice Carlo De Benedetti alla Stampa (7 ottobre).
A Ivrea si godono un po’ meno la ricchezza che fu.
´ «Con Walter Veltroni non voglio dire che sia l’ultima speranza. Ma la penultima certamente sì», dice Raffaella Carrà all’Unità (7 ottobre).
Dopo c’è solo Japino?
´ «La rasoiata finale del sostituto procuratore Francesco Greco ha il valore di una sentenza», dice Rinaldo Gianola sull’Unità (7 ottobre).
Dopo tante sentenze che avevano il valore di una rasoiata.
´ «Il primo presupposto è che per fondare un partito basti una singola ossessione», dice Luca Ricolfi alla Stampa (8 ottobre).
Ricolfi parla del modello di partito alla Follini, io preferisco quello che per fondare una nuova forza politica basta una minigonna.
´ «Da Capri è arrivata una richiesta forte per dei nuovi partiti che guardino al futuro», dice Matteo Colaninno alla Repubblica (8 ottobre).
Dalla costituente del Partito democratico e dalla prossima manifestazione di Forza Italia, ci aspettiamo adesso, invece, qualche indicazione precisa su quello che deve essere il modello di contrattazione aziendale e quello nazionale.
´ «Caro Franco, Veltroni, Bindi, Fassino, D’Alema, Reichlin, Marini, De Mita non sono reduci?», dice Emanuele Macaluso sul Riformista (9 ottobre).
Macaluso ce l’ha con Massimo Franco perché chiama reduci coloro che hanno dato vita alla Costituente per un nuovo partito socialista e si chiede che criteri usi il commentatore corrierista per distinguere tra reduci e non reduci. Una regola c’è: se un ex combattente partecipa alla vita di un nuovo o vecchio partito, non è un reduce. Se dà vita alla Associazione Quinto Alpini, sì.

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