Vendesi Mediaset
Solo un “piccolo” sette a zero? Sarà. Ma intanto è un altro segnale feroce quello uscito dalle urne delle circoscrizioni in cui si è votato domenica scorsa. Una conferma del trend, molto negativo per la Cdl, delle amministrative della scorsa primavera. Non va mica bene per il governo Berlusconi. Ma anche per l’opposizione sarebbe un guaio andare alle politiche anticipate senza un vero accordo che tenga insieme una coalizione che, ad oggi, andrebbe da Bertinotti a Rutelli. Perciò i salotti mormorano. E anche i muri hanno orecchi. Per un’operazione da fantapolitica. E un’altra, invece, molto economica e realistica.
Operazione “cessione di Mediaset”
Sette a zero a parte, è normale che lo scenario politico si muova in stretta connessione con quello economico, come dimostra il fiero attivismo del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, per la next big thing del business nazionale: il digitale terrestre, il cui futuro è a sua volta strettamente legato al futuro della Rai da privatizzare e alla vendita di Mediaset da parte di Silvio Berlusconi. I fuochi d’artificio scatenati in Lega Calcio dall’amico (del multipresidente) e presidente della Fiorentina Diego Della Valle non sono sembrati propriamente finalizzati alla moralizzazione interna della Lega, quando il problema è: chi sarà l’uomo al comando dell’organismo che tratta per i diritti televisivi del calcio? Perché la vera torta è il digitale. Almeno a breve termine. Giacché i bene informati prevedono per il mondo del tubo catodico e della parabola lo svolgersi del seguente sillogismo. Premesso che (A) Silvio Berlusconi prima delle elezioni del 2006 venderà Mediaset a Rupert Murdoch; e che di conseguenza (B), proprio per non trasformare viale Mazzini in una potenziale preda del tycoon australiano al posto di Mediaset, la Rai non inizierà il processo di privatizzazione prima delle elezioni del 2006; la conclusione (C) è che il business del digitale terrestre verrà “pompato” (sebbene il suo flop sia assicurato, visto che il calcio – unico piatto forte dell’intero mercato televisivo – avrebbe un’offerta limitatissima rispetto a quella di Sky). Il tutto all’uopo di far lievitare il valore di Rai e Mediaset, in quest’ultimo caso in vista della cessione.
La corsa al digitale terrestre
Il triumvirato Fedele Confalonieri, Giuliano Adreani e Piersilvio Berlusconi festeggia il buon andamento della raccolta pubblicitaria e la migliorata redditività. Però. Gli ascolti sono in discesa (specie nelle fasce orarie più redditizie) a tutto vantaggio della Rai. E Mediaset è in affanno anche nei confronti di Sky, che ormai viaggia verso il 5% di ascolto quotidiano e si prepara a chiudere l’anno con tre milioni di abbonati, concentrati nelle fasce a reddito più alto, come annunciato la scorsa settimana dall’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge. Alle critiche e ai dati in flessione, Berlusconi junior risponde con la corsa al digitale terrestre. Compra i diritti fino al 2007 di 8 squadre di serie A (tra cui Juventus, Inter, Milan e Roma) e opziona per le quattro grandi anche i diritti dal 2008 in poi. Costo totale dell’operazione: 118 milioni di euro che inizieranno ad essere ripagati forse già dal girone di ritorno di questo campionato, quando i possessori di decoder Dtt (acquistato grazie alla sovvenzione statale) potranno, attraverso apposite smart card, pagare per vedere le partite del campionato di Serie A. Una mossa che non è piaciuta all’ex amico Rupert Murdoch che fondendo Telepiù e Stream pensava di essere diventato il monopolista della pay Tv in Italia e che ora invece si trova non uno, ma due concorrenti, senza gli stessi vincoli. Infatti, oltre a Mediaset, anche Telecom Italia prima ha acquistato i diritti di 14 squadre di serie A per trasmetterle ai suoi abbonati alla banda larga e poi è uscita da Sky vendendo il 19% in suo possesso. Una scelta strategica da parte di chi ha la possibilità di trasmettere gli stessi contenuti “premium” sia sul Dtt (con le frequenze di La 7 e Mtv), sia via Internet e non ha più bisogno di essere presente sul satellitare. Inoltre, tanto per mettere al loro posto tutte le tessere del mosaico, va registrata l’entrata in tackle sul mercato sportivo da parte dell’amico (forse ex?) sia di Silvio Berlusconi che di Rupert Murdoch, Tarak Ben Ammar, con la nascita del canale monotematico, Sportitalia. Mediaset è sicuramente meglio posizionata sul mercato, ma è anche la meno dotata finanziariamente rispetto alle forze (potenziali, per ora) d’investimento di una Telecom o peggio della News Corporation di Murdoch. Ecco perché, stando ai soliti bene informati, la questione starebbe ora assumendo toni decisamente famigliari per il premier.
Mediaset a Murdoch. E il gruzzolo in Telecom?
Mentre Veronica Lario sarebbe decisamente favorevole alla vendita di Mediaset, i primogeniti, Marina e Piersilvio, sono contrari perché convinti di potercela fare a restare nella inebriante scia di successo imprenditoriale percorsa dal padre. E Berlusconi senior, da che parte sta? Il Cavaliere, in realtà, avrebbe già deciso: vendere. Solo per chiudere definitivamente la questione del conflitto d’interessi e tentare l’avventura verso il Quirinale? No, la decisione di vendere sarebbe esclusivamente economica e, sostiene Il Tempo di Franco Bechis, sarebbe maturata fin dallo scorso agosto. Spia ne sarebbe proprio quella corsa al digitale che sta nell’offerta fatta da Mediaset ai maggiori club di calcio nazionali per acquistare i loro diritti televisivi. Come si spiega infatti una puntata tanto azzardata in un settore in cui Sky arranca? Il messaggio è chiaro, le intenzioni di Berlusconi sono cambiate. Se appena un paio di anni fa l’accordo con Murdoch era sfumato d’un soffio, adesso tutto cambia. A patto che l’operazione sia fatta presto, molto presto. Con una Mediaset resa ancora più appetibile grazie alla sua entrata in forze nel digitale, si può vendere a Murdoch e investire il cospicuo gruzzolo in altri comparti. Quello della telefonia, per esempio.
Perchè, se vende Mediaset, Berlusconi fa felici tutti
E più di tutti fa felice Tronchetti Provera e pure Murdoch (anche se con ricarico, digitale, del prezzo). Tronchetti Provera, patron di Telecom, segue da vicino la pratica Mediaset e i suoi rapporti con Berlusconi ultimamente sono notevolmente migliorati. Così, tanto per cominciare, una quota dell’azienda televisiva potrebbe essere allocata in un fondo internazionale nel quale potrebbe confluire anche una parte della compagnia telefonica. E poi Tronchetti Provera non ha forse il problema di separare Telecom da Tim? Lo può fare se spinge subito sul digitale terrestre di cui gestirebbe i redditizi (almeno a breve termine) settori del billing e dell’income. Il tempo, però, stringe visto che proprio tra il 2006 e il 2007 Tronchetti Provera vedrà scadere l’accordo con soci e banche, verso cui è esposto per 47,8 miliardi di euro. E, dato non secondario, gli istituti di credito chiedono a Tronchetti Provera un maggiore controllo di Tim per limitare il rischio di volatilità e debolezza. Non sarebbe la classica quadratura del cerchio se Berlusconi vendesse (entro il 2006) a Murdoch e reinvestisse (entro il 2007) gli introiti della cessione Mediaset in Telecom? E infatti, i lavori sono in corso. L’intenzione di Tronchetti Provera è di blindare l’azienda vendendo la Pirelli cavi energia (Pcse) per iniettare 1,2 miliardi di euro nella ricapitalizzazione di Olimpia, la società che attualmente controlla Telecom con il 17%. Fatta questa operazione, nulla osterebbe più alla partnership con Silvio Berlusconi. Anzi. Essa consentirebbe a Tronchetti Provera di puntare tutto sul core business dell’azienda con un solido pacchetto di maggioranza.
Ma l’operazione cessione Mediaset appare interessante anche vista da un’altra prospettiva. Quella cioè del potenziale acquirente Rupert Murdoch, il quale sta per investire 600 milioni di sterline nel rilancio del Sun e del Times. Le ragioni di questo pesante investimento? Si capiscono leggendo l’intervista rilasciata da Stelzer (il Gianni Letta di Murdoch) all’Observer (una sorta di dichiarazione d’amore del tycoon australiano nei confronti del governo laburista), dove appare chiaro che Blair potrà contare per la terza volta sui buoni uffici delle corazzate mediatiche di Murdoch in occasione delle politiche del prossimo anno. In cambio di che? Chissà. è un fatto che la visita Oltremanica di Tony Blair e consorte in Costa Smeralda lo scorso agosto sia stata letta come propedeutica alla cessione di Mediaset più che come un meeting strategico per la sicurezza e contro il terrorismo. Ecco perché anche la “bandana” ci sta. Per usare le sferzanti definizioni in voga a Pall Mall, pare sia stato un business meeting, più che un meet and greet. Tutto deciso, quindi? Forse sì, ma all’orizzonte si profila un’altra ipotesi, ovvero la vendita di Mediaset a un gruppo di fondi pensione al fine di trasformare l’azienda in una public company, garantendosi tre mosse in una: chiudere la polemica della proprietà, giocare l’ultimo colpo gobbo a Murdoch e soprattutto mantenere il medesimo management, quindi il controllo, in una sorta di shadow ownership all’italiana. Ma molto, molto efficace.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!