Venezuela. «L’esodo forzato» dei giovani e la risposta della Chiesa

Di Redazione
11 Ottobre 2018
Monsignor Oswaldo Azuaje, vescovo di Trujillo, una delle diocesi più povere del paese: «Rimangono solo anziani e bambini. Noi li aiutiamo organizzando pasti popolari»
epa07016104 A man looks for food in a dumpster in Caracas, Venezuela, 12 September 2018. Economic activity in Venezuela has been reduced by 50.61 percent since President Nicolas Maduro took office in 2013 according to the Finance Commission of the National Assembly. EPA/MIGUEL GUTIERREZ

«Dovete resistere: nella fede, nella speranza e nella carità. E rimanere a fianco della gente». È quello che ha detto papa Francesco ai vescovi del Venezuela in visita ad limina a Roma a inizio settembre, secondo quanto dichiarato ad Aide à l’Église en détresse da monsignor Oswaldo Azuaje.

PASTI POPOLARI

Il vescovo è responsabile della diocesi di Trujillo, nella parte orientale del paese, una delle più povere di tutto il Venezuela. A causa delle politiche scellerate della dittatura di Nicolas Maduro, mancano cibo e medicine e la gente non sa come procurarsi da mangiare. Le parrocchie della diocesi «organizzano dei “pasti popolari” ogni giorno per dare da mangiare a chi ne ha più bisogno. I bambini e gli anziani soffrono di malnutrizione. Le persone passano la maggior parte del loro tempo a cercare qualcosa da mangiare. La ricerca quotidiana è diventata un vero calvario».

«ESODO FORZATO»

Migliaia di persone scappano dal paese ogni giorno. Alla frontiera con la Colombia, la Chiesa dà da mangiare a 5.000-8.000 persone al giorno. «È un esodo forzato», spiega monsignor Azuaje. «Nelle parrocchie i giovani cominciano a mancare. Spesso gli anziani vengono accompagnati dai nipoti, perché i figli se ne sono andati in cerca di lavoro. Mancano cibo e medicine, spesso introvabili anche se si ha denaro. La Chiesa si occupa sia di chi resta, sia di chi scappa».

Foto Ansa

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